VASTO – “Non sapevo esistesse anche una cricca marsicana. L’ho dovuto apprendere leggendo i giornali, perché i tg di queste cose non parlano” e sulla ricostruzione post-terremoto “non abbiamo saputo più niente dai telegiornali”. Anche perché ormai al Tg1 si dà spazio al “cazzeggio”. Giulio Borrelli, abruzzese di Atessa, viene a Vasto a parlare del suo libro graffiante: Le mani sul Tg1. Da Vespa a Minzolini: l’ammiraglia Rai in guerra. E’ una storia di lottizzazione e scomparsa di notizie, quella che racconta l’ex direttore del Tg1 (dal 1998 al 2000) e attuale capo della sede di corrispondenza Rai negli Stati Uniti. Una storia tutta italiana, vista un po’ dal di dentro, un po’ dall’altra parte dell’Oceano, tra un servizio su Obama e un altro sulla marea nera. “Noi ci chiediamo sempre cosa pensino di noi in America. A volte non pensano nulla, nel senso che non ci calcolano proprio”.
Ieri sera, nei giardini di Palazzo D’Avalos, dibattito movimentato. Il pubblico ha partecipato facendo domande al celebre giornalista. C’è stato anche chi lo ha contestato.
La serata è stata aperta dal saluto di Anna Suriani, assessore alla Cultura del Comune di Vasto, e presentata da Paola Cerella, giornalista del quotidiano Il Tempo che ha rivolto a Borrelli una serie di domande su fatti di stretta attualità e sul problema della libertà d’informazione.
Tg1. Frecciate nei confronti dell’attuale direttore del Tg1, Augusto Minzolini e, più in generale, sul controllo politico oppressivo esercitato sull’informazione Rai. Minzolini “ci ha raccontato che, dopo la cacciata di Fini dal Pdl, il Governo si era rafforzato. Oggi – sottolinea Borrelli – la mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo è stata respinta con 299 voti” e 75 astenuti, “quando alla Camera, per avere la maggioranza, servono 316 voti”. Borrelli ha anche ricordato la vicenda di due conduttrici simbolo dell’edizione delle 20: Tiziana Ferrario, “esclusa dalla conduzione”, e Maria Luisa Busi, “che ha rinunciato a condurre il Tg dopo che all’Aquila è stata apostrofata come scodinzolini, una parola che è una via di mezzo tra Minzolini e cagnolino che scondinzola. La Busi non se l’è sentita più di metterci la faccia, di prestare il proprio volto” al Tg1 minzoliniano.
Abruzzo. Tra i tanti temi trattati, anche le vicende abruzzesi relative all’inchiesta sulla presunta corruzione nella ricostruzione post-terremoto. Quattro persone arrestate, indagato anche l’ormai ex assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati. E nelle carte della Procura dell’Aquila compare anche il nome del presidente della Regione, Gianni Chiodi. “I tg – ha commentato Borrelli – ci hanno raccontato della macchina dei soccorsi, che ha svolto un gran lavoro e di questo va dato atto al Governo. Ma non ci hanno raccontato tutto quello che è accaduto dopo”. E poi “non sapevo esistesse anche una cricca marsicana. L’ho dovuto apprendere leggendo i giornali, perché i Tg di queste cose non parlano”.
Siparietto. Il dibattito è terminato con le domande del pubblico. Tra gli interventi, quello della professoressa Bianca Campli (compagna del sindaco di Vasto, Luciano Lapenna), che ha parlato all’ex direttore del Tg1 dei quotidiani gratuiti vastesi alludendo al fatto che i responsabili di questi fogli free-press siano personaggi politici. La cosa non è piaciuta a Giuseppe Pollutri, uno dei collaboratori di Qui Quotidiano, il giornale diretto dal consigliere regionale di centrodestra Giuseppe Tagliente. Ha accusato Borrelli di essersi assicurato, per il suo arrivo a Vasto, una platea “schierata” politicamente. Il giornalista Rai ha replicato: “Questo suo intervento dimostra che questa non è una platea schierata” e ha ricordato che il suo libro inizia con una bacchettata rivolta sia a Berlusconi che a Prodi.
Secondo Borrelli, bisogna fare come negli Stati Uniti: ogni imprenditore può avere una sola tv e sulla Rai “io sostengo che va privatizzata” perché così non svolge alcun compito di servizio pubblico in un “sistema d’informazione primitivo, come quello italiano”, in cui i due telegiornali più seguiti (Tg1 e Tg5) perdono complessivamente un milione di telespettatori nell’edizione delle 20 e il notiziario della prima rete Rai dedica tre dei sei titoli di testa “alle notizie frivole, quelle che i cronistacci di una volta definivano cazzeggio”.
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