venerdì 6 Febbraio 2026
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"Con le nuove industrie a Punta Penna addio Parco"

VASTO – Da sinistra ecologia e libertà riceviamo e pubblichiamo:

Più che la famosa foto di Vasto rischia di scomparire Vasto così come i tre leader politici della foto l’hanno conosciuta: splendida città, con due Riserve Naturali Regionali che tutelano ben nove dei sui circa diciannove chilometri di costa (quasi un record per la costa italiana così pesantemente cementificata).

Rischia di scomparire l’immagine di quello che è  il cuore dell’istituendo Parco Nazionale della Costa Teatina, sulla costa dei trabocchi in provincia di Chieti, e subirà un colpo gravissimo il cosiddetto South European Park, perché mancherà all’Abruzzo (ed all’Italia) l’indispensabile aggancio sulla costa alla virtuosa rete costituita dai tre parchi nazionali  sull’ Appennino abruzzese (Maiella, Gran Sasso-Laga, Abruzzo-Lazio-Molise) ed al Parco Regionale Velino-Sirente.

E che dire dei rischi che corre la nascente e formidabile, turisticamente ed ambientalmente,  pista ciclabile costiera più lunga d’Europa (40 km sulla costa chietina) che ha il tratto più lungo e naturalisticamente più pregevole proprio sul territorio di Vasto?

Le minacce incombenti si chiamano centrali a biomasse di potenza così elevata e con utilizzo di olii provenienti da ogni dove da rendere a dir poco strumentale il prefisso bio, cementificio, impianto per recupero acido esausto; il tutto in prossimità e dentro la Riserva Naturale Punta Aderci (già sito Sic) e come improponibile biglietto da visita per il Parco Nazionale della Costa Teatina.

Alcuni di questi impianti progettati sono del Presidente nazionale di Federchimica che, per questo suo ruolo, dovrebbe essere più attento al pesante tributo ambientale già in parte  pagato dal territorio per la sua industria chimica di fertilizzanti in loco ed alla penalizzazione del turismo e dello sviluppo responsabile non solo di Vasto, ma dell’intero Abruzzo. Ed avere la cosiddetta compensazione occupazionale, se mai ci sarà, è del tutto relativo.

Non solo sarà a rischio l’ambiente, ma anche la trama del delicato equilibrio tessuto in questi anni nella zona industriale fra Enti, imprenditori responsabili ed associazioni ambientaliste e culturali (prova ne siano le delibere contrarie a questi insediamenti del Consiglio Comunale di Vasto e  le oltre cinquemila firme raccolte contro questi impianti dal Comitato Cittadino).

Se a ciò si aggiunge il percorso tutt’altro che lineare con il quale la commissione Via della Regione Abruzzo, in data 05/06/12, ha dato parere positivo (seppur con prescrizioni) al progetto relativo all’acido esausto dopo averlo precedentemente bocciato lo scenario risulta mestamente delineato.
Su questo passaggio in Commissione VIA occorrerà fare la massima chiarezza.

Alcune domande, fra le tante: perché il riesame? Perché tempi così stretti, disattendendo i 60 gg necessari alle  conseguenti osservazioni? Forse perché, fra le altre cose, scadeva al 30/06/2012 il termine per il finanziamento europeo? Se così fosse e fosse così rilevante, quest’ultima non è propriamente  una motivazione tecnica.

La costa ed il mare abruzzese sono minacciati anche da altri progetti, come quelli del Centro Oli dell’Eni ad Ortona e dalla petrolizzazione di buona parte del mare prospiciente l’Abruzzo ed il Parco Nazionale del Gargano in Puglia.

Altro che Abruzzo Regione Verde d’Europa, altro che foto di Vasto: tutto questo basta e avanza, purtroppo, per fare si che la questione esca dai confini vastesi ed abruzzesi per divenire un caso nazionale.

Laboratorio Nazionale per le Aree Protette – SEL Sinistra Ecologia e Libertà
Pescasseroli AQ  09/06/2012