giovedì 22 Gennaio 2026
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Film festival: standing ovation per il maestro Carlo Lizzani

VASTO – Quando il maestro sale sul palco, Tonino Pinto, il giornalista Rai che lo intervisterà, fa ampi gesti verso la platea. Chiede la standing ovation. E il pubblico del Vasto film festival si alza in piedi ad applaudire Carlo Lizzani. Data di nascita: 6 aprile 1922. A ottantotto anni, il poliedrico regista racconta non solo la storia dei cinema, ma anche quella d’Italia e del mondo. Lo fa con un documentario che è “un regalo che il maestro fa al pubblico di Vasto”, dice Pinto al momento di introdurre l’ospite della terza serata, quella del giro di boa. Ne mancano due, di cui saranno ospiti Rocco Papaleo ed Ennio Fantastichini.

La carriera. Lizzani non è solo un regista, ma anche critico, saggista e sceneggiatore. Ha dirato una lunga serie di pellicole (tra cui Fontamara, del 1980, tratto dal libro di Ignazio Silone), ma anche sceneggiati televisivi e documentari. Dal 1979 al 1982 ha diretto la Mostra del cinema di Venezia.

Il documentario. La voce che accompagna alcune sequenze del filmato è proprio quella di Lizzani. Il documentario di cui vengono proiettati sullo schermo gigante vari stralci si intitola Umili e potenti. “E’ un confonto parallelo – spiega – tra gli umili e i palazzi del potere” ed è “suddiviso in due parti: la prima sul fascismo e la guerra, la seconda è fatta con spezzoni di varie commedie”. Tra i protagonisti, Pier Paolo Pasolini, con cui “ho avuto un bel rapporto”. In Roma bene si vede un giovane Nino Manfredi. Un’altra sequenza fu girata dal maestro su un fatto vero: tutto l’equipaggio di uno yacht si getta in mare per fare il bagno, ma nessuno si ricorda di posizionare la scaletta e, così, i bagnanti non riescono a risalire, morendo in acqua.

Il cinema di oggi. “Sì – dice rispondendo a una domanda di Pinto – è un’alba nuova del mondo cinematografico. Ci sono talenti, ma non c’è il gruppo”. Tra i giovani, “per la regia mi piace Matteo Garrone e poi Elio Germano è un attore internazionale, anche Isabella Ragonese e Violante Placido”. Ma il problema è che “oggi di film se ne fanno pochi: negli anni Sessanta, in Italia si vendevano 800 milioni di biglietti l’anno, ora solo 100”. E sono cambiati anche i contenuti della recitazione: “C’è un impoverimento del linguaggio. Noi avevamo un lessico di almeno 500 parole, oggi i giovani usano poche parole. Si usa il turpiloquio per sostituire il discorso. Nel cinema americano, ogni quattro parole c’è una parolaccia”.

Un altro premiato. La statuetta de la Bagnante non è andata solo a Carlo Lizzani. Premio anche per Gabriele Lucci, presidente dell’Accademia dell’immagine dell’Aquila. Un gesto carico di significati per una città che porta ancora la ferita profonda del terremoto del 2009. E’ stato lo stesso regista a consegnare la statuetta nelle mani di Lucci. Lizzani, invece, l’ha ricevuta da Peppino Forte, presidente del Consiglio comunale di Vasto: “Visto che ha intenzione di girare un documentario sulle donne, la Bagnante è il simbolo giusto”.