venerdì 16 Gennaio 2026
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Lavoro: per uscire dalla crisi la Denso lancia il nuovo alternatore

SAN SALVO –  Sono almeno seicento i posti di lavoro a rischio nel comparto metalmeccanico del Vastese anche se, per fortuna, non mancano rassicuranti novità. Come nel caso della Denso di San Salvo, dov’è sulla rampa di lancio una nuova linea di produzione. Direttamente dal Giappone, dove è stato testato con successo, sta per arrivare il nuovo alternatore “sc”. L’apparato, più potente, servirà a soddisfare la “fame” crescente di energia delle moderne automobili. “E’ per questo – dice Mario Codagnone, della segreteria provinciale di Chieti della Fiom – che il lavoro alla Denso è ripreso a singhiozzo, limitatamente ad alcuni settori. I tecnici stanno approntando la nuova linea. Lo stabilimento di Piana Sant’Angelo riaprirà a pieno regime lunedì prossimo”. Proprio all’azienda giapponese Codagnone propone alcuni dei temi del confronto autunnale: “Ben venga il nuovo alternatore – sottolinea – senza però dimenticare i necessari investimenti sui motori, per sostenere fatturato e livelli occupazionali. L’aria che tira la respireremo alla ripresa del dialogo, a metà settembre”.  Se la Denso tiene, non mancano diffuse preoccupazioni alla riapertura delle fabbriche. Da Punta Penna a San Salvo, per non parlare della Valsinello,  si teme sulla tenuta di piccole e medie aziende metalmeccaniche.  “Nella zona industriale di Gissi – riprende Codagnone – allarma la situazione alla Valsinello-Teknolamiere,  dove i cento dipendenti vanno difesi e adeguatamente sostenuti. Per scongiurare riduzioni d’organico vanno pensati, come fatto con successo altrove, cassa integrazione più lunga e contratti di solidarietà.  E serve, anzitutto, un piano industriale credibile di rilancio”. “Anche per non aggravare il quadro generale della vallata – aggiunge Claudio Musacchio, della Uil provinciale – dove la  Golden Lady è in affanno perché paga due volte: per la crisi economica generale e per quella del prodotto.  Il tessile va difeso come il metalmeccanico – dice il sindacalista – perché resta un settore trainante del Vastese. Starei ad esempio molto attento all’evoluzione delle strategie della Canali: le giacche reggono, i pantaloni meno, perché lì la concorrenza è più forte.  Speriamo che l’azienda non si faccia ammaliare dalle sirene d’oltre mare,  rassicurando il territorio”. Musacchio è lucidamente spietato nell’analisi: “Le aziende decotte difficilmente ce la faranno, quelle invece che hanno saputo applicare gli ammortizzatori sociali, la cig in deroga, potranno guardare al futuro con più ottimismo.  E per fortuna la Pilkington tiene. “E’ vero – riprende Codagnone – i posti di lavoro a rischio, complessivamente, sono 600,  il che però non significa che andranno tutti in fumo e ci mancherebbe altro. Già perderne, però, anche un dieci per cento, vorrebbe dire guai per le famiglie dei lavoratori”. Codagnone ricorda inoltre come sia importante riavviare il dialogo con le aziende sul premio di risultato: prima delle vacanze l’argomento è stato terreno di scontro alla Cima Cid di San Salvo, 40 dipendenti dell’indotto auto, che avevano scioperato per la tutela di quel diritto. 

Gianni Quagliarella