VASTO – “Sulla Lega Nord avevo ragione, come quando me ne andai da Forza Italia. Nella Lega vidi che c’erano situazioni sospette. I fatti che hanno portato alle dimissioni di Bossi dimostrano che non solo in Abruzzo esisteva una questione morale all’interno del partito”.
Stefano Moretti, lei è stato leghista. Aprì un circolo a Vasto. Come le venne in mente?
“Fu un’esperienza nata nell’ottobre 2009 e terminata dopo circa un anno. Eravamo in tre: io, Luca D’Annunzio e Francesca Molino”.
Poi cosa successe?
“Le battaglie che stavo conducendo mi portarono ad avere contrasti con la dirigenza regionale del partito. A cominciare dal no alla centrale a biomasse a Mafalda. Una protesta che portai avanti insieme a Terra Nostra e ad Antonio Fasciano, che è stato candidato sindaco a Termoli. Poi feci una battaglia sulla gestione dei rifiuti a Vasto. Ma la segreteria regionale si dissociò. La frattura fu netta. I parlamentari Rondìni e Munerato mi inviarono una lettera in cui mi comunicavano la chiusura del circolo di Vasto. Ma poi la Lega fu costretta a chiudere in tutto l’Abruzzo per via di una vicenda poco chiara che coinvolgeva i vertici regionali. Anche in quel caso tutto partì da me, che contattai le segreterie di Bossi e Maroni. I collaboratori di Maroni mi risposero, quelli di Bossi no”.
Ora la Lega è nell’occhio del ciclone. Cosa ne pensa?
“Penso che avevo ragione, come quando me ne andai da Forza Italia. Purtroppo i partiti, pur di ottenere consensi tra i cittadini, sono disposti a tutto”.
Però lei nel 2011 si è candidato in partito, Futuro e libertà, alle elezioni comunali di Vasto. Come fa a parlar male dei partiti, se è ancora iscritto a Fli?
“Mi sono candidato come indipendente nella lista di Fli perché ho creduto al progetto di rinnovamento di Giuseppe La Rana e Daniele Toto. Ho la tessera, ma non ricopro nessun incarico. E spero che il partito non voglia lanciarsi in una campagna acquisti che sarebbe deleteria”.
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