domenica 8 Febbraio 2026
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Ricorso al Tar per far cadere il Consiglio, il 24 la sentenza

VASTO – Il giorno della sentenza è il 24 maggio, ma già gli avvocati affilano le armi in vista della decisione che peserà come un macigno sul futuro del Comune di Vasto.

Il Tar di Pescara deve decidere se annullare la prima, burrascosa seduta del Consiglio comunale.

Era il 18 giugno 2011, quando si insediava, dopo le elezioni, l’attuale Giunta Lapenna. Otto consiglieri di minoranza hanno firmato il ricorso: Mario Della Porta, Guido Giangiacomo, Manuele Marcovecchio, Etelwardo Sigismondi, Francesco Paolo D’Adamo, Massimiliano Montemurro, Nicola Del Prete e Davide D’Alessandro. Secondo loro, l’amministrazione di centrosinistra non ha rispettato le regole previste per il meccanismo della surroga, ossia la sostituzione dei consiglieri nominati assessori con i primi dei non eletti, che subentrano nell’assemblea civica.

Un documento contenente  “memorie illustrative in relazione ai motivi aggiunti al ricorso” è stato presentato dagli avvocati Salvatore De Simone, Giuseppe Gileno e Alessio Mucci, che rappresentano 7 consiglieri comunali di maggioranza costituitisi in giudizio per opporsi alla richiesta di annullamento: Giuseppe Forte, Francesco Menna, Maria Amato, Simone Lembo, Luigi Marcello, Luigi Masciulli e Paola Cianci. I tre legali mettono nero su bianco il rischio maggiore: “I ricorrenti – spiega De Simone – hanno chiesto l’annullamento degli atti impugnati per chiederne formalmente la ripetizione, ma sostanzialmente per ottenere il ribaltamento della volontà popolare, espressasi a stragrande maggioranza a favore del centrosinistra. I ricorrenti hanno subdolamente omesso di evidenziare che la declaratoria di annullamento della delibera con cui è stato approvato il bilancio condurrebbe allo scioglimento del Consiglio comunale e al ritorno alle urne. Una decisione che ha una notevole importanza sotto il profilo politico”.

Così De Simone, Gileno e Mucci, presentando le memorie difensive, mettono in guardia i giudici amministrativi. Poi ribadiscono la loro posizione: “Il Consiglio di Stato ha assunto un orientamento ben preciso: la cessazione dalla carica del consigliere che viene nominato assessore è automatica, come è automatico è il subentro del primo dei non eletti. Se fosse valida la tesi del centrodestra, sarebbe impossibile la convalida dei subentranti senza il voto della minoranza, il che rappresenterebbe un assurdo giuridico perché impedirebbe la costituzione dell’organo consiliare”.  

Michele D’Annunzio – micheledannunzio@vastoweb.com