VASTO – Ho letto con grande attenzione la risposta del Consigliere Regionale Giuseppe Tagliente a commento dei recenti interventi del nostro Arcivescovo Padre Bruno Forte sul presente degrado della politica italiana e della necessità che uomini nuovi si adoperino fattivamente per superare la crisi morale in cui versa la nostra società. Ho avuto il piacere di incontrare diverse volte Peppino, cui mi lega una certa familiarità, e ritengo opportuno da cattolico militante offrire alcune riflessioni su quanto egli ha dichiarato e sulla crisi che la nostra società sta vivendo anche in conseguenza degli atteggiamenti assunti da persone pubbliche come lui.
Caro Peppino,
Certamente anche tu conoscerai l’adagio “excusatio non petita, accusatio manifesta”. A volte il silenzio potrebbe risultare più utile, specialmente per chi come te è un uomo di rilievo nella politica regionale e nazionale da molti anni. È chiaro che il messaggio dei Vescovi ha colpito nel segno (finalmente, aggiungerei!). Ma non è assolutamente lecito rispondere, come tu fai, alle sollecitazioni del nostro Arcivescovo (e dell’intera Conferenza Episcopale Italiana) con la tesi del “tanto tutto è sporco, non solo la politica”.
La nostra società ha delle forze vive in tutte le sue realtà, soprattutto nelle fasce giovanili, che ho la gioia di seguire da anni da Salesiano Cooperatore. I giovani vogliono realizzarsi attraverso lo studio e il lavoro, cercano di mettere su una famiglia e di dare il loro contributo alla costruzione di una società sempre più giusta. Purtroppo, le classi dirigenti del Paese, di cui tu sei un esponente, stanno uccidendo la loro speranza di futuro. Inoltre, proprio grazie alle politiche di un cieco liberismo attuato dall’attuale governo, si continua a favorire sempre di più i forti e a gettare nella disperazione coloro che non hanno alcuna difesa sociale. Il risultato è quello di assistere ad una accentuazione della distanza tra le classi più ricche del Paese (tra cui troviamo sicuramente gli evasori fiscali) e le fasce povere, in cui confluiscono sempre più persone che una volta erano considerate la classe media della società.
È senz’altro vero che il degrado morale pervade tutta la società, ma, caro Peppino, è la classe dirigente del Paese a costituire la sua principale fonte e a spingere per la sua diffusione a tutti i livelli. Tu attribuisci la causa di questa situazione all’ “assenza di riferimenti spirituali e culturali” che pervade la nostra società. Non condivido affatto tale analisi. Lavorando da anni nel volontariato cattolico, ho constatato, al contrario, che ci sono molte persone della nostra società che dedicano la loro vita a dei valori elevati, come il bene comune, la solidarietà, la condivisione, la dignità della persona umana, specialmente i più emarginati. Ma queste persone restano al di fuori della gestione del potere.
Non perché non intendano impegnarsi per la propria collettività anche all’interno delle strutture di gestione (come il Parlamento, la Regione e il Comune), ma semplicemente perché sono tagliate fuori da ogni possibilità di rappresentanza in tali istituzioni da coloro (fortunatamente non tutti) che si avvicinano alla politica per mero interesse personale, disposti ad ogni sorta di compromesso pur di raggiungere il posto di potere.
Denunciare tutto ciò, non è un invito all’antipolitica, ma è un richiamo alla politica vera, cioè alla “giusta” gestione della “polis”. La presenza quasi esclusiva dei “politicanti” spiega anche perché, pur in presenza di evidenti segni di degrado della politica italiana, causata in modo inoppugnabile soprattutto da persone che hanno importanti ruoli di governo, nessuno di coloro che orbitano attorno ad essi prenda la decisione di fare un passo indietro, prendendo le distanze da tali comportamenti e denunciando questo stato di degrado morale.
Il messaggio dei nostri Vescovi è chiaro: la nostra società ha bisogno di testimoni coraggiosi per fermare la corsa verso il degrado morale della società italiana, Non è più tollerabile che vi siano degli uomini che possano vivere nel compromesso con chi è la principale causa di questa situazione negativa. Ciò non è consentito neppure a coloro che si dichiarano cattolici. E neppure a te, caro Peppino.
Giancarlo Corvino



