ABRUZZO. Su 3.124 dirigenti comunali a tempo indeterminato solo l’1% ha meno di 40 anni, il 75% più di 50 e il 24% più di 60. Anche gli appartenenti alle fasce minori di supporto cominciano ad avere i capelli “bianchi”. Si consideri che – su di un totale di meno di 370mila lavoratori – solo il 10,8% ha meno di 40 anni, mentre il 60% ne conta più di 50. Per questo all’Anci si attendono risposte concrete dalla legge di bilancio. «Abbiamo bisogno di ampliare le dotazioni di personale, incardinando una generazione più giovame negli organici al fine di sostenere la ripresa economica del Paese». La legge di stabilità 2016 fissava il paletto al 25% della spesa per le cessazioni, ed i numeri delle risorse umane ne erano riusciti ingessati.
Perciò i Comuni, per il tràmite della loro Associazione, hanno chiesto di innalzare la soglia almeno per i Palazzi rispettosi del rapporto medio dipendenti/popolazione definito dal Ministero dell’interno. La soluzione non incrementerebbe di un euro la spesa, trattandosi pur sempre di ‘turnover‘, anche spinto sino al 100%, in analogia con quanto avviene negli enti demograficamente inferiori ai 10mila abitanti, offrendo maggiori margini di manovra sulle assunzioni. Si riducono gli organici e la spesa per il personale dei Comuni, ma aumentano i contratti «flessibili» (a tempo determinato, formazione lavoro e interinali) soprattutto al Nord. I lavoratori socialmente utili (Lsu), per esempio, tradizionalmente diffusi nel Meridione (oltre che in Sicilia e Campania), hanno fatto segnare un massiccio utilizzo anche in Lombardia e Veneto. Nel Nord Italia i lavoratori precari dei Comuni sono aumentati del 9,4% mentre nel Centro sono cresciuti del 10,5%. Al Sud invece i contratti precari sono diminuiti del 7,7% e del 7,9% nelle Regioni a Statuto speciale.
Nonostante la flessione, la Sicilia si conferma regina del precariato, visto che ben l’83% (14.556 unità) dei lavoratori flessibili delle Regioni a Statuto speciale lavora nell’Isola. Invece, in quelle a Statuto ordinario, si riducono i contratti di formazione lavoro (-82 unità) e gli Lsu (-3.903 unità) e aumentano i contratti a termine (+3.025) e interinali (+1.310 unità). Sono alcuni dei dati che si ricavano dalla relazione 2018 sulla spesa per il personale degli enti territoriali, approvata dalla Sezione autonomie della Corte conti con la delibera n.17/2018.
La relazione analizza l’andamento della spesa per il personale delle Regioni e degli Enti locali territoriali nel triennio 2014-2016, unitamente alla consistenza numerica del personale. Con riferimento all’esercizio 2016, emerge che l’intero settore occupa, complessivamente, circa 487mila unità, distribuite tra personale dirigente, segretari comunali/provinciali, direttori generali e personale con qualifica non dirigenziale. Di esse circa 39mila unità, pari all’8% del totale, hanno un contratto di lavoro flessibile. La spesa totale, che non comprende quella relativa ai contratti di lavoro flessibile, ammonta a circa 13,7 miliardi di euro (di cui 2,7 per le Regioni, un miliardo per le Province e le Città metropolitane e 10 miliardi per i Comuni). La spesa media per dipendente regionale ammonta (sempre con riferimento al 2016) a 33.932 euro, a fronte di 27.697 relativi per i dipendenti comunali e di 27.816 per quelli provinciali. La spesa media per il personale dirigente è stata di 87.591 euro nelle regioni, 81.535 nei comuni e 97.072 nelle province.
Il numero dei dipendenti comunali si è ridotto del 5% arrivando a toccare quota 372.727 unità di cui 35.426 con contratti di lavoro flessibile. La spesa netta per il personale dirigenziale dei Comuni è calata del 6,78% nelle Regioni a statuto ordinario e del 3,05% in quelle autonome. In calo anche l’incidenza del trattamento economico accessorio sulle retribuzioni dei manager, ma solo negli enti sovraordinati a Statuto ordinario. Nelle Regioni del Nord la riduzione della retribuzione di risultato è stata pari al 6,38%. Ma la contrazione del trattamento economico accessorio è stata più marcata al Centro (-10,48%) ed al Sud (-15,4%). Nelle Regioni a statuto speciale, invece, le retribuzioni di risultato sono aumentate del 19,15% soprattutto a causa dell’esplosione delle indennità nei comuni della Sardegna (+105,64%).
Claudio de Luca



