VASTO. “E chi l’ho avrebbe mai immaginato che l’Istituto di pena vastese finisse così in basso sotto tutti i punti di vista, a pochi anni dalla sua apertura, ospitando detenuti pericolosi viste le loro affiliazioni di stampo mafiose, ebbe l’onore anche di ospitare il compianto giudice Giovanni Falcone.
Le istituzioni nel corso degli anni pensarono bene di depotenziare la struttura di contrada Salotto, trasformandola in una Casa Lavoro, iniziando ad ospitare gli internati, detenuti che avendo scontato la loro pena con lo stato, ma vista la loro pericolosità sociale sottoposti a misura di sicurezza, per loro la legge prevede l’obbligatorietà del lavoro all’interno dell’Istituto; tutto ciò presso la Casa Lavoro di Vasto non avviene ormai da ben sette anni, gli internati ospitati hanno seri problemi psicofisici, la loro precaria condizione di salute non permette loro di svolgere mansioni lavorative, tantè che la direzione vastese in data odierna si è vista costretta a ricorrere ad una ditta esterna di giardinaggio per apportare le dovute pulizie nelle aree antistanti l’istituto, l’area degli alloggi demaniali e una buona parte del terreno agricolo ormai abbandonato da anni, adibiti a frutteto e oliveto.
Il vero peccato di questa storia kafkiana è dettata dal fatto che la stessa direzione vastese alcuni anni fa ha sostenuto spese per diverse centinaia di euro per l’acquisto di diverse attrezzature agricole ( trattori, vangatrice, fresatrice ecc. ) anch’esse abbandonate nel capannone del tenimento agricolo. Il tutto gentilmente offerto dall’erario e nel contempo senza mai dimenticare le pessime condizioni lavorative del poco personale di Polizia Penitenziaria presente presso la struttura, che puntualmente ogni giorno è costretto a fronteggiare tutti i problemi derivanti dalla presenza di internati costretti ad oziare per tutto il giorno.”
Così, in una nota, Giovanni Notarangelo segretario locale del Sappe.



