giovedì 11 Dicembre 2025
Cerca

Carenza di servizi sanitari: “Vogliamo avere il diritto di vivere sotto il tetto dell’Alto Vastese”

ALTO VASTESE. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un cittadino dell’Alto Vastese in merito alla carenza di servizi sanitari delle zone interne:

“Siamo tutti coscienti che nascere qui ed avere dentro nell’anima questa terra, di cui portiamo nelle tasche il profumo ed il sapore delle zolle, sempre con noi e con il nostro io, costa fatica, sudore e sangue ed essere autocondannati e condannati in una vita senza diritti, iniziando da quello primordiale allo studio fino ad arrivare al  diritto alla salute.  

Seppur alcuni di questi diritti siano stati da noi ottenuti, non è per merito delle istituzioni locali (regionali o provinciali), ma solo con impegni sovrumani dei singoli, iniziando dal fuori tempo e fuori luogo, dal decorso della storia e della società civile di questi luoghi.

Qui da sempre dove la storia non ha memoria, i nostri amministratori si riempivano e si riempiono la bocca di belle parole, di progresso e di sviluppo delle zone interne, ma qui non sentiamo nemmeno l’odore, del cosiddetto progresso.

Sono solo concetti astratti qui, anzi nel decorso della storia e degli anni che passano si vede sempre il peggio. Siamo tutti d’accordo e convinti che ormai è consolidata la negazione del diritto al lavoro nella nostra terra, o meglio per noi ultimi non abbeverati dal potere compiacente, abbiamo provveduto autonomamente a costruirci altrove professioni e vite lavorative brillanti.

Ma ormai siamo stufi e esausti di subire soprusi e sbeffeggiamenti da parte di tutti gli amministratori a livello locale, provinciale e regionale,  i quali dovrebbero piuttosto  pensare al bene comune di questa nostra terra, del tetto dell’Alto vastese.

Invece nemmeno da anziani abbiamo il diritto alla salute e alla vita.

Se già a livello sanitario regionale ci trattano come relitti estremi di terre insignificanti, e già hanno decretato la nostra morte, togliendoci il diritto di curarci nella nostra terra, e destinatoci alla morte al minimo dolore. Se per loro il diritto lo possiamo esercitare  solo facendoci percorrere centinaia di chilometri da qui, senza nemmeno sapere come. Per me questo diritto alla salute non si attua facendo espatriare malati e invalidi a due o tre ore di macchina da qui. Fareste più bella figura negandocelo tale diritto, invece di prenderci per i fondelli.

Poi anche noi tale diritto lo adoperiamo in maniera beffarda e trovo ciò meritevole di tutto l’impegno che ha mostrato l’ex sindaco di Castiglione Messer Marino per far tornare altri medici nel nostro presidio ASL di Castiglione, senza pero ahimè, da parte di chi è preposto, offrire la dovuta attenzione al funzionamento di tale struttura.

Si è pensato invece di far morire la medicina territoriale. La nostra caduta è inesorabile ed è una questione strutturale e culturale e del modo di offrire un servizio a una piccola comunità, composta da poche migliaia di persone, che dovrebbe essere il giardino dell’eden.

Tutto questo e tanto altro che chiediamo in realtà ci sarebbe dovuto come da costituzione”.