domenica 8 Febbraio 2026
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Emergenza idrica, Leone: “Il presidente della Sasi deve dimettersi”

CUPELLO. “Questa emergenza idrica per comprenderla, dobbiamo necessariamente collocarla in un contesto più ampio perché ormai la crisi non riguarda più solo porzioni di giorni o di stagioni, ma la crisi si è fatta “sistema” per cui si deve affrontare il problema sistemico legato alla gestione. Fino al 2013 (grosso modo), i serbatoi principali venivano monitorati da personale dedicato (uno per ogni sette o otto serbatoi) secondo un principio di compensazione e di equilibrio per cui se si verificava una diminuzione del flusso da un lato del territorio, si limitava altrove l’adduzione. Il lavoro tecnico era distribuito nel corso della settimana dal lunedì al sabato. Quindi gli impianti per la depurazione e di pompaggio per le reti idriche non rimanevano neanche un giorno sprovvisti di sorveglianza da parte dei manutentori. La domenica invece vi erano turni di presidio, quindi sul territorio gli impianti più importanti avevano il sorvegliante che in specifiche ore passava per monitorare i sollevamenti. Quindi se ad esempio si bloccava una pompa nel luogo x che mandava acqua nel luogo y di sabato o di domenica, si aveva modo di intervenire tempestivamente riducendo al minimo le chiusure. Oggi il personale SASI ha la reperibilità ma non più i turni di presidio.

La reperibilità infatti non dà modo di sorvegliare, ma solo di intervenire quando il problema spesso non è più gestibile con la rapidità del caso. Nel 2006 – 2007, il più tragico biennio di siccità, con un abbassamento di 650 lt al secondo, la SASI è riuscita a evitare tutte queste chiusure, perché? Perché quei controlli sui serbatoi venivano fatti. Diminuiscono gli operai, aumentano gli impiegati e contemporaneamente il costo del personale passa da 4 milioni di euro circa del 2013 a poco più di otto milioni di euro del 2023 con tanti quadri impiegatizi posizionali su livelli contrattuali rilevantemente alti. Vien da chiedersi peraltro, quali siano i criteri di promozione e quanti concorsi siano stati messi in piedi…

Se noi abbiamo un sistema idrico che perde oltre il 60% (va a dire 1300 litri al secondo), significa che è ora di sviluppare degli investimenti seri da questo punto di vista o quantomeno prevedere l’acquisto di un “cercaperdite” che favorirebbe l’individuazione immediata della rottura e l’intervento localizzato senza rompere metri e metri di strade. Come dicono molti geologi abruzzesi, che hanno una sorta di “mantra”, qui in Abruzzo, abbiamo solo l’acqua. Il problema è che si disperde. Si è rifatta la vecchia condotta di Lanciano e su tutto il resto della rete idrica non ci sono investimenti, solo manutenzione minimale e indispensabile che peraltro non risulta essere neanche sufficiente. La più grande responsabilità è degli amministratori locali della provincia di Chieti di questi ultimi vent’anni perché la legge prevede che nel momento in cui si separa la gestione dal patrimonio, i Comuni hanno il dovere di controllare, esattamente come si controllano i servizi interni del Comune stesso. È la Corte dei Conti che lo dice ai Comuni della valle peligna. Per questo abbiamo proposto in Consiglio Comunale, la costituzione di un comitato di sindaci, assessori e consiglieri comunali con la funzione di esercitare quel monitoraggio che finora è mancato.

Quello che tecnicamente si chiama “controllo analogo” che è l’esatto contrario delle liturgie che ormai imperversano in buona parte della provincia di Chieti dove la Sasi arriva per fornire informazioni che le amministrazioni comunali già dovrebbero avere per effetto del controllo che viceversa non esercitano in modo direi quasi omogeneo indipendentemente dalla propria radice politica. E allora la nostra proposta è quella di costituire un comitato inter istituzionale con sindaci, assessori e consiglieri comunali, per esercitare nel modo più rigoroso il “controllo analogo”, cioè quello previsto dal contratto in house, assieme ai tecnici che porti a verificare quanti litri escono per tutto il territorio, che tipo di omogeneità vi è per ciascuna località, per attuare complessivamente i controlli sul sistema idrico. Cupello da quel che è pubblicato sul BURA dovrebbe ricevere 19 litri d’acqua al secondo. Questo indice – non abbiamo avuto più notizie di aggiornamenti ulteriori – è stato pubblicato nel 2002 quando la nostra comunità contava 4200 abitanti. Oggi ne ha circa 700 in più. Le proporzioni sarebbero facilmente ricavabili e aggiornabili.

Allora, è bene chiedersi, com’è possibile che a fronte di questo spaventoso disastro, non vi sia ancora dopo mesi un solo sindaco che abbia chiesto formalmente le dimissioni del Presidente della SASI? Com’è possibile che 9 sindaci chiedano il blocco delle bollette mentre tanti altri, si accontentano dei “buoni propositi”?

E allora, si dimetta il presidente della SASI! Si inauguri un percorso di responsabilità gestionale investendo non sulle astronavi, ma su quello che urge e manca! Si blocchino le bollette e si avvii una grande riforma che tenga conto di un fallimento così devastante da aver portato questa nostra terra nel più buio medioevo.”

Così, in una nota, Dario Leone di Officina Cupello.