lunedì 15 Dicembre 2025
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11 ore in pronto soccorso, l’indignazione di una vastese “Personale gentile, sistema vergognoso”

VASTO. “Mi rivolgo a voi lettori e alle autorità competenti per raccontare la mia esperienza, solo una delle tante che ogni giorno si verificano nel nostro sistema sanitario, e per esprimere il mio profondo disappunto per il disservizio grave e sistematico della sanità pubblica, in particolare nella gestione del Pronto soccorso”.

Inizia così la lettera fiume di una vastese, Concetta Finamore, che senza giri di parole, anzi, “con amarezza e indignazione” così come lei stessa scrive, vuole condividere le 11 ore di attesa trascorse nel presidio d’urgenza dell’ospedale San Pio di Vasto. A portare la cittadina a chiedere aiuto ai sanitari sono stati i forti dolori accusati sin dalla mattina presto e che richiedevano attenzione alla luce di un complesso stato di salute. Ma quella richiesta, valutata con codice 3 “urgenza differibile”, ovvero stabile, si è trasformata in un incubo di ore che hanno cominciato ad affastellarsi e con una sala d’attesa che diventava sempre più affollata.

“L’altro ieri sono arrivata in Ps alle 12 circa – continua la donna – e sono andata via alle 23, chiedendo espressamente di essere dimessa, nonostante la dottoressa insistesse affinché rimanessi per ulteriori accertamenti che, a suo dire, erano necessari. Dopo undici ore di attesa e sfinimento, ho dovuto rinunciare. La dottoressa non era in grado di dirmi quante altre ore avrei dovuto attendere per completare gli esami richiesti. Personale gentile, sistema vergognoso. In tutto questo, desidero ringraziare di cuore le due dottoresse che si sono prese cura di me e tutto il personale infermieristico e non. La loro gentilezza e professionalità sono state esemplari, nonostante la situazione di caos totale e, ancora peggio, gli insulti ricevuti da alcuni pazienti esasperati. Mi sono chiesta come possano mantenere questa calma e umanità, lavorando in condizioni tanto difficili. La responsabilità del disservizio, però, non è certo di chi lavora in corsia, correndo senza sosta per garantire un minimo di assistenza, ma di chi, dall’alto delle proprie poltrone, continua a non risolvere problemi strutturali e organizzativi gravissimi. È vergognoso che in un pronto soccorso ci sia un solo medico per turno, oberato da un numero insostenibile di pazienti. Mi chiedo quanto tempo ci vorrà prima che anche i pochi medici rimasti decidano di andarsene, incapaci di reggere una tale pressione. Una sanità pubblica che abbandona i cittadini. Non si può continuare così. La sanità pubblica sta crollando sotto il peso di tagli ai finanziamenti, di scarsa pianificazione e di una gestione miope. I cittadini si ritrovano abbandonati, costretti a rinunciare alle cure o a rivolgersi al settore privato, spesso con costi insostenibili. Non si può accettare che un diritto fondamentale, come quello alla salute, venga così calpestato. Le istituzioni locali, regionali e nazionali devono assumersi le proprie responsabilità e intervenire con urgenza, garantendo un numero adeguato di medici e un’organizzazione più efficiente. Questa situazione non è solo vergognosa: è disumana”.