VASTO. E’ ancora irreperibile l’internato che, nei giorni scorsi, all’interno del carcere di Vasto, ha aggredito con un calcio un agente di polizia penitenziaria. L’uomo, sottoposto a misura di sicurezza detentiva, ha usufruito di un periodo di licenza concesso dall’istituto, ma non ha fatto rientro nei tempi previsti, facendo perdere le proprie tracce.
La vicenda riporta l’attenzione su una particolarità dell’ordinamento penitenziario: per gli internati, infatti, la mancata riconsegna in carcere dopo un permesso non costituisce reato di evasione, come stabilito dall’art. 51 della legge 354/75. In questi casi, il soggetto può al massimo essere sottoposto a un procedimento disciplinare una volta rintracciato.
“Non è la prima volta che accade un episodio simile e, purtroppo, temiamo non sarà l’ultima”, sottolineano le segreterie locali della UIL PA Polizia Penitenziaria e del Cnpp-Spp. “Lo stesso internato risulta già recidivo, avendo in passato mancato il rientro dopo la licenza. È evidente che questo meccanismo presenta delle criticità che rischiano di compromettere sicurezza e ordine all’interno del sistema penitenziario”.
I sindacati chiedono quindi un intervento legislativo: “O si introduce il reato di evasione anche per gli internati, o si mette mano, dopo ben 95 anni, alla cancellazione o alla modifica di questa forma di restrizione, che ormai mostra tutti i suoi limiti”.
La vicenda di Vasto, con l’aggressione subita dall’agente e la successiva fuga, si aggiunge così a una serie di episodi che rilanciano il dibattito sulla necessità di riformare il sistema delle misure di sicurezza detentive, per garantire maggiore tutela agli operatori e all’intera collettività.



