MONTEODORISIO. Ci sono due giovani indagati per il grave atto intimidatorio avvenuto lo scorso 28 maggio 2025 nei confronti della sindaca di Monteodorisio, Catia Di Fabio. A incastrarli sarebbero stati i loro telefoni cellulari, che li collocherebbero sul luogo dell’attentato nella notte in cui è stata incendiata la Jeep Renegade della prima cittadina, parcheggiata davanti alla sua abitazione (Leggi). Le indagini sono ancora in corso e portate avanti dai Carabinieri della stazione di Cupello.
I FATTI. L’incendio è divampato attorno all’1:30 del mattino. La sindaca si trovava in casa insieme ai figli. È stato proprio il figlio dodicenne a notare per primo le fiamme dalla finestra e a dare l’allarme, permettendo l’intervento tempestivo dei vigili del fuoco di Vasto e dei Carabinieri. Il gesto del ragazzo è stato definito dal giornale locale come quello di un “piccolo eroe di casa” (Leggi).
I primi rilievi effettuati sul posto hanno da subito fatto pensare a un atto doloso, esclusa quindi la causa accidentale. L’auto è andata completamente distrutta.
Il fatto ha avuto un forte impatto emotivo sulla comunità, già scossa da un precedente episodio: alcune settimane prima dell’attentato, erano comparse scritte offensive contro la sindaca sui muri del paese, tra cui “Sindaca fascista” (Leggi).
La notizia ha suscitato immediata solidarietà istituzionale e politica. Molti sindaci del Vastese, oltre a esponenti di Fratelli d’Italia, hanno espresso vicinanza a Di Fabio, condannando l’accaduto come un “atto vile e inaccettabile” (Leggi).



