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martedì 9 Dicembre 2025
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Coldiretti e Radica: “Il vino non è veleno”

ABRUZZO. “Contrastiamo con fermezza ogni tentativo di demonizzare il prodotto più rappresentativo della nostra regione, frutto del lavoro di migliaia di viticoltori e simbolo fortemente identitario della nostra tradizione storica, economica e sociale”. Lo dicono Pietropaolo Martinelli, presidente di Coldiretti Abruzzo, e Pier Carmine Tilli, presidente di Coldiretti Chieti, seconda provincia in Italia per produzione vitivinicola, in risposta alla querelle nata intorno all’uso del vino e alle sue conseguenze, lanciata da uno psichiatra di Avezzano che ha equiparato il vino ad un veleno. “Affrontare il tema dell’alcool è importante – dice Martinelli – e siamo rispettosi di tutti i pareri e le diverse posizioni ma dire che il vino fa male vuol dire confondere l’abuso con l’uso consapevole e da sempre consigliato nell’ambito di una dieta equilibrata”.

“Da sempre – rincara Tilli – le principali istituzioni scientifiche hanno evidenziato che il rischio esiste solo in relazione agli eccessi. E per questo, Coldiretti da sempre promuove educazione, responsabilità e prevenzione, strumenti molto più efficaci delle semplificazioni che trasformano il vino in un “veleno” o addirittura in una “droga”. Equiparare il vino, che è da duemila anni celebrato anche nell’Eucarestia,  ad una droga vuol dire offendere il lavoro di chi, onestamente e seriamente, genera da decenni valore, economia, tradizione e sviluppo del territorio abruzzese. Stiamo valutando se, per tali farneticanti esternazioni, ci siano i presupposti per adire alle vie legali in modo da difendere il lavoro dei nostri vitivinicoltori”.

“Consideriamo sbagliata la posizione di Adelmo Di Salvatore. Il vino non è affatto dannoso per la salute: l’equivoco è tutto qui, il danno e il pericolo insorgono con l’abuso, non certo con l’uso”: lo dichiara Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale di Città del Vino.

Radica prosegue: “Il vino è convivialità, è cultura, è economia, è storia ed identità dei territori. Invitiamo Di Salvatore a un confronto su questi temi, nel corso del quale ribadiremmo con convinzione quanto già sostenuto di fronte ad alcuni orientamenti, emersi di recente, che avrebbero voluto stabilire in sede di Unione europea di imporre un’etichettatura secondo la quale il vino sarebbe dannoso per la salute. La battaglia che va fatta, in tutte le sedi, è al contrario culturale e informativa, per scongiurare gli abusi, quelli sì dannosi, per se stessi e per gli altri”.