LANCIANO. “Lo sciopero europeo delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende riconducibili al gruppo Rheinmetall, impegnate nelle attività civili e automotive, ha registrato un’ampia adesione. La mobilitazione arriva in un momento di forte incertezza, dopo che la multinazionale tedesca ha annunciato la volontà di dismettere tutte le attività non collegate al settore militare.
Rheinmetall, che oggi concentra circa l’80% del proprio business sul comparto bellico, continua a registrare risultati positivi in un mercato in espansione. In Italia il gruppo può contare su importanti commesse governative e collaborazioni con Leonardo, società partecipata dallo Stato. Nonostante ciò, i sindacati lamentano una crescente difficoltà nel reperire informazioni e nel mantenere un confronto strutturato con l’azienda.
Le interlocuzioni con il MIMIT e l’apertura del tavolo ministeriale
Dopo settimane di pressioni, le organizzazioni sindacali hanno ottenuto l’impegno alla creazione di un tavolo ministeriale presso il MIMIT, con aggiornamenti periodici e la promessa da parte di Rheinmetall di illustrare i piani dei potenziali acquirenti prima di qualsiasi decisione definitiva.
Tuttavia, alla vigilia dell’incontro, l’azienda ha avviato una procedura ai sensi dell’art. 47 della legge 428/1990 per la cessione dello stabilimento Pierburg di Fossacesia, senza attendere il confronto istituzionale. Nei giorni successivi, nonostante le attese, l’azienda non avrebbe fornito informazioni coerenti rispetto alle dichiarazioni pubbliche del CEO Armin Papperger, alimentando ulteriormente il clima di incertezza.
Numeri discordanti sulle cessioni e tempi non chiari
La comunicazione interna ed esterna del gruppo resta al centro delle critiche sindacali. In un’assemblea plenaria a Lanciano, i lavoratori avrebbero ricevuto indicazioni su una possibile cessione di circa 40 aziende per un totale di 16.000 dipendenti nel mondo. Al MIMIT, invece, l’azienda avrebbe parlato di 20 aziende per 7.800 lavoratori.
Anche sui tempi della cessione emergono versioni differenti: Papperger ha pubblicamente indicato dicembre 2025 come termine per l’operazione, mentre al tavolo ministeriale sarebbe stato fatto riferimento ai primi mesi del 2026. A complicare ulteriormente il quadro la notizia, diffusa nelle ultime ore, secondo cui lo stabilimento spagnolo di Abadiano sarebbe stato escluso dal perimetro delle aziende in vendita.
Il clima negli stabilimenti italiani
Nei siti italiani della Pierburg, i lavoratori hanno bloccato le flessibilità produttive. Nonostante ciò, spiegano i sindacati, la produzione procede regolarmente. La richiesta aziendale di introdurre sabati di straordinario per rispettare alcune consegne è stata definita “inopportuna” alla luce delle incertezze occupazionali e dei 40 anni di contributo dei dipendenti.
Situazioni analoghe emergono anche da comunicazioni di CAE e IG Metall, secondo le quali in diversi stabilimenti europei non ci sarebbero ancora garanzie per i livelli occupazionali né piani chiari per il futuro.
La richiesta al governo italiano
FIOM CGIL e FIM CISL chiedono al governo di richiamare Rheinmetall alle proprie responsabilità sul territorio nazionale e di garantire il rispetto dei percorsi istituzionali di confronto, a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici coinvolti nel processo di dismissione.”
Il comunicato è firmato da Andrea De Lutis e Primiano Biscotti, RSU Pierburg.



