VASTO. Beppe Vessicchio nacque a Napoli il 17 marzo 1956. La sua formazione partenopea, le radici nel cuore del Sud Italia, gli diedero un’impronta di sensibilità musicale e umana che avrebbe contraddistinto
tutta la sua vita.
Dalla sua famiglia ebbe esperienze dolorose che lo segnarono: ad esempio il padre fu vittima dell’amianto e questo fatto lo portò a interrogarsi sul valore della vita, dell’arte, del prendersi cura.
Un uomo che, nel suo lavoro e nei rapporti personali ha sempre mostrato dedizione, rispetto e passione.
Un’importante carriera nel mondo della musica.
La carriera del Maestro è vasta e articolata, toccando più ambiti: arrangiamento, composizione, direzione d’orchestra, televisione.
Collaborazioni celebri: tra gli altri, con Gino Paoli, con cui scrisse successi come “Ti lascio una canzone” e “Cosa farò da grande”.
Partecipazione al Festival di Sanremo: la sua presenza dal 1990 in poi lo rese una figura simbolo del Festival.
Vittorie al Festival come direttore d’orchestra: quattro trionfi: nel 2000 con Piccola Orchestra
Avion Travel (“Sentimento”), nel 2003 con Alexia (“Per dire di no”), nel 2010 con Valerio Scanu (“Per tutte le volte che”), nel 2011 con Roberto Vecchioni (“Chiamami ancora amore”).
Impegno sociale: non solo musica per “spettacolo”, ma anche musica come strumento di inclusione.
Ad esempio, il Maestro ha collaborato con la Lega del Filo d’Oro in progetti di musicoterapia per bambini sordociechi.
Grazie alla sua professionalità, al suo carisma e alla sua capacità di unire tecnica ed emozione, Vessicchio divenne un punto di riferimento per moltissimi musicisti, interpreti e appassionati.
Il suo stile e la sua eredità.
Il Maestro era allora noto non solo per la competenza tecnica, ma per un modo di fare musica che
coinvolgeva: la gestualità al podio, il sorriso, lo sguardo che trasmetteva fiducia. Come riportato da alcuni
media: “Dirige l’orchestra … il Maestro Beppe Vessicchio” era diventato quasi un “marchio” riconoscibile.
La sua eredità sta in diversi elementi:
Versatilità: riusciva a muoversi tra la musica leggera, la canzone d’autore, la direzione d’orchestra in eventi
televisivi e concerti.
Umiltà: nonostante la notorietà, il suo approccio restava prima di tutto quello del “mestiere” della musica.
Impegno: come già ricordato, la musica come strumento di vita, di crescita, di supporto.
Influenza: generazioni di musicisti italiani lo hanno considerato maestro non solo musicale, ma di stile.
Il vuoto e il ricordo
La notizia della sua morte ha suscitato commozione: il mondo della musica, della televisione, del
pubblico lo piangono. Il vuoto che lascia è grande: non solo perché se ne va un grande musicista, ma perché
se ne va un volto che rappresentava qualcosa di autentico nel mondo dello spettacolo italiano. Ma il ricordo
rimane: nelle canzoni che ha diretto, negli arrangiamenti che ha fatto vibrare, nelle orchestre che ha guidato,
nei talent che ha aiutato. È un’eredità che continuerà a vivere.
Può sembrare banale dirlo, eppure è vero: grazie Maestro, per averci fatto “sentire” la musica in un
modo speciale. Per aver contribuito a rendere la nostra cultura musicale più ricca. Per aver condiviso la tua
passione. Ecco perché, oggi, nel ricordarti, non vogliamo solo piangere la tua scomparsa, ma celebrare la tua
vita, la tua opera, il tuo sorriso. Che la tua bacchetta resti simbolo di musica, emozione e speranza.
«La musica non è solo suono — dicevi — è incontro, comunicazione, vita».
E oggi la musica a te rende omaggio.
Arrivederci, Maestro.
Savino Sarno



