CASALBORDINO. Non una tragica fatalità, ma il risultato di gravi carenze nelle misure di sicurezza. È questa la conclusione a cui è giunta la Procura della Repubblica di Vasto in merito all’incidente del 13 settembre 2023 alla Sabino Esplodenti, in cui persero la vita tre operai (Leggi). In quella circostanza morirono Giulio Romano, originario proprio di Casalbordino, Fernando Di Nella, 50 anni, di Lanciano, e Gianluca De Santis, 40 anni, di Palata.
Dopo mesi di accertamenti tecnici e testimonianze, i Pubblici Ministeri Vincenzo Chirico e Silvia Di Nunzio hanno chiuso le indagini preliminari, iscrivendo nel registro degli indagati dieci persone, tra vertici aziendali e responsabili della sicurezza. Si tratta di: G.S. 56enne di Lanciano, S.S. 57enne di Pescara, Massimo e Marco S. di 56 e 51 anni Lanciano, G.T. 46enne di Casalbordino, C.P. 58enne di Casalbordino, B.P. 49enne di Pescara, M.S. 57enne di Roma, G.G, 52enne di San Giovanni Rotondo, A.S. 62enne di Putignano.
Le accuse contestate sono omicidio colposo e disastro colposo. Per tutti, ora, si apre la prospettiva concreta di un processo. A difenderli saranno i legali: Arnaldo e Francesco Tascione, Alessandra Cappa, Augusto La Morgia, Stefano Vitale. Antonio Gatta, Antonio Codagnone, Giancarlo Di Marco, Giuseppe D’Angelo, Sergio Della Rocca.
I partenti delle tre vittime, ovvero le parti civili, invece sono difesi dagli avvocati: Bernardo Mucci, Antonello Cerella, Michele Di Toro, Giovanni Di Santo e Alessandra D’Aurizio.
Una storia che si ripete
La tragedia del 2023 non è purtroppo un episodio isolato. Alla Sabino Esplodenti si era verificato un incidente analogo il 21 dicembre 2020, quando un’esplosione uccise altri tre operai (Leggi). In quel caso, cinque dei dieci attuali imputati furono assolti in primo grado dalle accuse di omicidio colposo e disastro colposo (Leggi).
La Procura, però, ha impugnato quelle assoluzioni, ritenendo che le responsabilità non siano state adeguatamente riconosciute (Leggi). Il procedimento è ora al vaglio della Corte d’Appello dell’Aquila, che dovrà riesaminare i fatti e stabilire se confermare o ribaltare il verdetto.
La nuova inchiesta
La nuova indagine sulla tragedia del 2023 punta a fare luce sulle condizioni operative degli impianti e sulla gestione della sicurezza all’interno dello stabilimento, che lavorava materiali ad alto rischio esplosivo. Secondo gli inquirenti, sarebbero emerse criticità significative nei protocolli di prevenzione e nelle procedure di controllo. I tre operai deceduti a seguito del disinnesco di una spoletta a detta della Procura dovevano operare con comandi distanza e in un locale adeguato.
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