mercoledì 21 Gennaio 2026
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Dopo le novità sull’auto: «Finalmente l’Europa ha ascoltato il grido d’allarme che lanciamo da anni»

ABRUZZO. Con la pubblicazione del cosiddetto pacchetto automotive, la Commissione europea avvia una correzione di rotta su una delle politiche più controverse degli ultimi anni: la transizione del settore automobilistico verso la mobilità a basse emissioni. Dopo mesi di pressioni politiche, industriali e sindacali, Bruxelles apre a un approccio più pragmatico, che prova a tenere insieme decarbonizzazione, competitività e tenuta occupazionale, superando l’impostazione rigida che aveva accompagnato il Green Deal e il traguardo dello stop ai motori endotermici nel 2035.

Una svolta accolta con soddisfazione dal mondo del lavoro. «A un passo dal baratro, l’Europa ha deciso di cambiare le assurde regole della transizione all’elettrico nel settore auto», afferma Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. «Finalmente l’Europa ha ascoltato il grido d’allarme che lanciamo da anni, scioperando in Italia e arrivando fino a Bruxelles, sotto la sede della Commissione». Parole che fotografano un clima di forte tensione accumulato negli ultimi anni in tutta la filiera automotive, tra crollo della produzione, incertezza normativa e timori per il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori.

Secondo Palombella, perseverare sulla linea precedente avrebbe significato «la desertificazione industriale», con «la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e un disastro sociale ed economico senza precedenti». Da qui la richiesta, oggi parzialmente accolta, di una transizione che sia davvero una rivoluzione industriale accompagnata dalle istituzioni: «con condizioni, norme, strumenti, investimenti straordinari e scadenze flessibili, non con imposizioni irragionevoli e dannose».

Secondo una prima valutazione di ACEA, il rischio è che gli interventi previsti risultino insufficienti nel breve periodo. In particolare, senza un’azione urgente sulle flessibilità al 2030 per auto e furgoni – una scadenza ormai dietro l’angolo – le misure pensate per il 2035 potrebbero avere un impatto limitato. Preoccupano inoltre alcune condizionalità ritenute troppo rigide, come i requisiti stringenti di tipo “made in the EU” e il sistema di compensazione delle emissioni, che potrebbero rivelarsi controproducenti sul piano della competitività e dell’apertura tecnologica.

Tra gli aspetti più apprezzati del pacchetto figura l’attenzione specifica ai veicoli commerciali leggeri (LCV), un segmento in forte sofferenza. La Commissione introduce un meccanismo di mediazione della conformità, rivede l’obiettivo di riduzione al 2030 e inserisce una serie di misure dedicate nell’Automotive Omnibus, riconoscendo la peculiarità di un comparto essenziale per artigiani, piccole imprese e logistica urbana.

Secondo una prima valutazione di ACEA, il rischio è che gli interventi previsti risultino insufficienti nel breve periodo. In particolare, senza un’azione urgente sulle flessibilità al 2030 per auto e furgoni – una scadenza ormai dietro l’angolo – le misure pensate per il 2035 potrebbero avere un impatto limitato. Preoccupano inoltre alcune condizionalità ritenute troppo rigide, come i requisiti stringenti di tipo “made in the EU” e il sistema di compensazione delle emissioni, che potrebbero rivelarsi controproducenti sul piano della competitività e dell’apertura tecnologica.

Tra gli aspetti più apprezzati del pacchetto figura l’attenzione specifica ai veicoli commerciali leggeri (LCV), un segmento in forte sofferenza. La Commissione introduce un meccanismo di mediazione della conformità, rivede l’obiettivo di riduzione al 2030 e inserisce una serie di misure dedicate nell’Automotive Omnibus, riconoscendo la peculiarità di un comparto essenziale per artigiani, piccole imprese e logistica urbana.

Dal fronte sindacale, il messaggio resta netto: quello di oggi è solo un primo risultato. «Ora ci aspettiamo l’abolizione delle assurde multe sulle emissioni ai gruppi automobilistici e di tutte le regole folli del Green Deal», ribadisce Palombella, chiedendo di «restituire ai cittadini la libertà di scegliere quale auto acquistare» e di difendere il mercato europeo dall’invasione di veicoli prodotti in altri Paesi. Al centro, per Uilm, devono restare investimenti europei ingenti, il rilancio degli stabilimenti e la piena salvaguardia occupazionale.

Si apre dunque una nuova fase per il settore auto europeo, segnata da un tentativo di riequilibrio tra ambizione ambientale e realtà industriale. Il percorso di risalita è appena iniziato e, come avvertono sindacati e costruttori, il rischio non è ancora del tutto sventato. Ma il segnale politico è chiaro: senza industria, senza lavoro e senza competitività, anche la transizione verde è destinata a fallire.