martedì 20 Gennaio 2026
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“Sanità al collasso: tradito il patto tra Stato e cittadini”

ABRUZZO. “La crisi della sanità italiana non è soltanto una questione organizzativa o contabile, ma rappresenta una vera e propria frattura del patto costituzionale tra Stato e cittadini”.

Lo ha dichiarato Daniele Leone, infermiere e delegato FP CGIL Chieti, intervenendo oggi a L’Aquila in occasione dello sciopero generale.

Dal palco della manifestazione, la FP CGIL ha richiamato i principi fondamentali sanciti dagli articoli 1 e 32 della Costituzione, ribadendo come il diritto alla salute e il valore del lavoro di cura non possano essere compressi da politiche di definanziamento e da contratti non adeguati al reale costo della vita.

La FP CGIL ha confermato le ragioni del NO alla firma dei contratti della sanità pubblica e dei medici, giudicati insufficienti a recuperare l’inflazione reale e privi di risposte strutturali alla carenza di personale e al diffuso burnout che colpisce gli operatori sanitari.

Nel mirino anche la sanità accreditata e convenzionata.

In Abruzzo, il comparto delle strutture di riabilitazione ex art. 26 della legge 833/1978 occupa oltre 6.000 lavoratrici e lavoratori; nel vicino Molise si contano oltre 1.000 addetti tra RSA, ambulatori, cliniche, centri di riabilitazione, strutture di ricerca e servizi convenzionati.

Per queste realtà – in particolare quelle associate ad ARIS RSA e AIOP RSA – i contratti collettivi nazionali risultano scaduti da oltre un decennio, con retribuzioni ferme e condizioni di lavoro progressivamente peggiorate. Una situazione che rischia di compromettere non solo la tenuta occupazionale, ma anche la qualità dei servizi erogati ai cittadini più fragili.

La FP CGIL ha inoltre sottolineato come le strutture riabilitative ex art. 26 stiano attraversando una fase di crescente difficoltà economica, determinata da rette ferme da anni a fronte dell’aumento generalizzato dei costi di gestione e del personale.

In questo contesto, l’eventuale adeguamento delle rette viene indicato come misura necessaria, ma da vincolare in modo esplicito e stringente al rinnovo dei contratti collettivi nazionali, affinché le risorse aggiuntive siano effettivamente destinate a salari dignitosi, diritti e qualità del lavoro.

Preoccupazione è stata espressa anche per la crisi delle grandi strutture sanitarie convenzionate, con riferimento alle difficoltà dell’ex Cattolica di Campobasso, simbolo di una sofferenza ormai estesa a tutto il sistema della sanità privata accreditata.

“La sanità non è un costo – ha concluso Leone – ma un diritto costituzionale: senza lavoro dignitoso non può esistere un Servizio sanitario nazionale equo, universale e realmente capace di rispondere ai bisogni delle persone”.