mercoledì 14 Gennaio 2026
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“Al Pronto soccorso di Vasto serve una stanza per i bambini”

VASTO. Una segnalazione che invita alla riflessione arriva da un genitore che nella giornata del 26 dicembre si è recato presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Vasto per una visita pediatrica urgente.

Nel pomeriggio di Santo Stefano, una bambina di appena 11 mesi, con febbre alta persistente da alcuni giorni e in evidente stato di abbattimento, è stata portata al Pronto soccorso per un controllo. Dopo aver effettuato regolarmente il triage, la famiglia ha atteso per oltre un’ora senza essere chiamata per la visita pediatrica.

La criticità principale segnalata non riguarda tanto i tempi di attesa — comprensibili in un giorno festivo, tra carenza di personale, cambio turni e giro visite — quanto piuttosto le modalità dell’attesa stessa. La bambina, infatti, ha dovuto sostare nella sala d’attesa comune insieme ad altre circa 20 persone, alcune delle quali affette da bronchite, con il conseguente rischio di ulteriori contagi. Non è stato possibile attendere in una sala dedicata alla pediatria.

Sempre nella stessa sala, era presente anche un’altra bambina di circa 8 anni che, secondo quanto riferito, attendeva la visita da oltre tre ore.

Valutata la situazione e ritenendola poco idonea per una paziente così piccola, la famiglia ha deciso di rientrare a casa e rivolgersi a un pediatra privato, che effettuerà la visita nella giornata successiva. Una scelta obbligata, ma non alla portata di tutte le famiglie.

«Il problema non è il ricorso al privato in sé — viene sottolineato — ma il fatto che non tutti abbiano la possibilità economica di farlo. È preoccupante che a pagare le carenze del sistema siano anche i pazienti più fragili, come i bambini di pochi mesi».

La segnalazione vuole essere uno spunto costruttivo: garantire spazi di attesa più adeguati e protetti per i pazienti pediatrici, soprattutto nei casi di così tenera età, dovrebbe rappresentare una priorità del sistema sanitario pubblico.

Una riflessione che si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà della sanità territoriale, ma che richiama l’attenzione sulla necessità di tutelare, prima di tutto, i più piccoli.