venerdì 16 Gennaio 2026
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11 operatori del call center Asl a rischio, costretti a 250 km al giorno per lavorare

TREGLIO. Undici operatori e operatrici del Call Center della ASL di Teramo lanciano un appello alla Regione Abruzzo e alle istituzioni competenti per salvaguardare il proprio posto di lavoro, messo seriamente a rischio a seguito del recente cambio di appalto del servizio CUP e Call Center.

Dal 2 gennaio, infatti, i lavoratori sono costretti a raggiungere quotidianamente, con mezzi propri, la nuova sede di lavoro situata in via Circonvallazione Ragusa 45 a Teramo, affrontando circa 250 chilometri complessivi al giorno tra andata e ritorno. Un sacrificio insostenibile, soprattutto se rapportato a contratti part-time con stipendi compresi tra i 600 e i 900 euro mensili.

Fino al 31 dicembre, e dal maggio 2021, data di avvio del servizio di Call Center della ASL di Teramo, l’attività veniva regolarmente svolta presso la sede di Treglio (CH), dove tuttora operano il Call Center della ASL di Pescara e quello della ASL Lanciano-Vasto-Chieti.

Lo spostamento della sede, avvenuto in concomitanza con il cambio di appalto dal precedente operatore (GPI – Tutor Sgs – In Opera) al nuovo raggruppamento (CNS – Multiservice Sud – GSM – Nuovo Futuro), viene ricondotto dai lavoratori a una scelta della ASL di Teramo e quindi della Regione Abruzzo, e non a una decisione aziendale, considerato che la nuova società ha dovuto sostenere costi aggiuntivi per l’apertura di una nuova sede.

Un confronto con altre realtà regionali rende la situazione ancora più evidente: il Call Center della ASL di Pescara, infatti, non è stato spostato in occasione del cambio di appalto ed è rimasto nella sede di Treglio.

Inizialmente 13, oggi i lavoratori coinvolti sono 10: due colleghe hanno già rinunciato alla firma del nuovo contratto, non riuscendo a sostenere i lunghi spostamenti quotidiani dalle loro città di residenza (Fossacesia, Lanciano, Vasto, Atessa, Archi, Ortona) verso Teramo.

Tra i lavoratori rimasti vi sono genitori con figli piccoli, persone appartenenti alle categorie protette e soggetti con situazioni familiari fragili. La nuova organizzazione del lavoro, inoltre, non consente la condivisione dei viaggi a causa di turnazioni differenziate, aumentando ulteriormente i costi legati a carburante, pedaggi e parcheggi.

“Se la situazione dovesse rimanere invariata – spiegano – anche noi saremo costretti, nostro malgrado, ad abbandonare progressivamente un lavoro che svolgiamo con professionalità e dedizione dal 2021”.

I lavoratori chiedono quindi un intervento urgente della Regione Abruzzo e dell’Assessorato alla Sanità, richiamando l’attenzione già dimostrata in altre vertenze occupazionali regionali. Tra le possibili soluzioni proposte, il riassorbimento presso le casse CUP o i Call Center delle ASL di Pescara o Lanciano-Vasto-Chieti, sottolineando che il costo di 10 lavoratori part-time non rappresenterebbe un aggravio significativo per i bilanci pubblici.

“Chiediamo solo di poter continuare a lavorare – concludono – confidando nel senso di responsabilità delle istituzioni. Perché, come dice un noto proverbio, volere è potere”.

“Il Gruppo Abruzzo Insieme, per voce del Capogruppo Giovanni Cavallari, denuncia con forza la gestione approssimativa e irresponsabile della vertenza che coinvolge le lavoratrici e i lavoratori del call center ASL, prima operativi nella provincia di Chieti e oggi assegnati alla ASL di Teramo, a seguito del nuovo appalto regionale per i servizi CUP e Call Center.

La nota dei dipendenti parla chiaro e descrive una situazione ormai intollerabile: lo spostamento della sede operativa da Treglio (CH) a Teramo costringe alcuni lavoratori a percorrere quotidianamente fino a 250 chilometri tra andata e ritorno, con costi economici insostenibili e tempi di vita incompatibili con stipendi già bassi, spesso part-time. Non è un caso che i lavoratori coinvolti siano già passati da 13 a 11: chi può, scappa. Chi resta, resiste a fatica.

La ASL di Teramo rivendica legittimamente il rispetto del bando di gara, precisando che l’apertura della sede teramana era prevista nel capitolato. Ed è vero. La ASL di Teramo non ha fatto altro che applicare regole decise altrove.

Ed è proprio questo il punto politico centrale che il centrodestra regionale tenta goffamente di nascondere.

Quel bando è stato scritto da Areacom, su indirizzo della Regione Abruzzo, che ha stravolto l’organizzazione precedente senza alcuna valutazione preventiva delle ricadute sociali, occupazionali ed economiche. Una scelta miope e tecnocratica, fatta sulla carta e sulla pelle dei lavoratori.

Siamo di fronte all’ennesimo fallimento politico della Giunta regionale: prima cambiano le regole, poi scoprono che non funzionano, infine si lavano le mani della situazione rifugiandosi dietro cavilli di competenza e rimpalli burocratici. Un copione già visto, che oggi colpisce lavoratori precari e sottopagati.

Gli assessori Magnacca e Verì si sono limitati a convocazioni e dichiarazioni di facciata, senza che a queste siano seguite soluzioni concrete. Intanto nessuno risponde a una domanda semplice e doverosa: perché non sono stati convocati i Direttori Generali delle ASL di Chieti e Pescara per valutare l’assorbimento immediato di questi lavoratori nei rispettivi call center o in servizi analoghi?

Abruzzo Insieme non accetta che la ASL di Teramo venga utilizzata come comodo alibi politico per coprire errori regionali. Difendere il rispetto del bando è corretto, ma usare il bando per giustificare l’abbandono dei lavoratori è inaccettabile.

La Regione Abruzzo, guidata dal centrodestra, deve assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte sbagliate e intervenire immediatamente con atti concreti, non con promesse. Ogni giorno di ritardo significa ulteriori dimissioni, perdita di professionalità e impoverimento del servizio pubblico.

I diritti dei lavoratori non sono una variabile dipendente dei bandi di gara.

Non permetteremo che vengano sacrificati sull’altare della burocrazia e dell’incapacità politica.”

Così, il Gruppo consiliare regionale, Abruzzo Insieme.