ABRUZZO. A Pescara si tornerà al voto in 23 delle 170 sezioni.
Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, confermando parzialmente la sentenza del Tar che a giugno scorso aveva disposto nuove elezioni in 27 sezioni a causa di irregolarità nelle operazioni della tornata elettorale della primavera 2024 in cui il sindaco di centrodestra Carlo Masci aveva vinto evitando il ballottaggio per poche centinaia di voti.
I giudici di Palazzo Spada ordinano che la sentenza “sia eseguita dall’autorità amministrativa”.
Il Tar Abruzzo, con provvedimento dello scorso 25 giugno, parlando di “vizi che trascendono aspetti meramente formali” e di “numerosissime irregolarità” e inviando tutto alla Procura di Pescara per la valutazione di eventuali ipotesi di reato, aveva disposto l'”annullamento delle votazioni e del risultato della procedura elettorale, con annullamento degli atti di proclamazione degli eletti dei candidati a sindaco e consiglieri comunali e di nomina”, disponendo quindi nuove elezioni nelle 27 sezioni in cui erano emerse le criticità più gravi. Le elezioni parziali erano già state disposte dal prefetto per il 24 e 25 agosto scorsi, ma non si sono tenute perché il Consiglio di Stato aveva poi accolto le richieste di sospensiva presentate dal centrodestra e dall’opposizione di centrosinistra, fissando per il 18 dicembre l’udienza di merito. Le elezioni amministrative del 2024 erano state vinte dal sindaco di centrodestra Carlo Masci, che si era affermato al primo turno, evitando il ballottaggio per meno di 500 voti. Il primo ricorso era stato presentato da due cittadini vicini al candidato sindaco di centrosinistra, Carlo Costantini, e da una ex consigliera comunale. (FONTE ANSA).
I Giovani Democratici commentano la sentenza del Consiglio di Stato, che conferma sostanzialmente il pronunciamento del TAR e dispone la ripetizione del voto in 23 sezioni del Comune di Pescara.
“Prendiamo atto della decisione dei giudici – dichiarano i Giovani Democratici –. Continuiamo a ritenere che, per ragioni di opportunità democratica, sarebbe stato più giusto tornare al voto in tutta la città, ma oggi la priorità è guardare avanti e lavorare per ridare piena voce alle cittadine e ai cittadini coinvolti”.
“Siamo pronti a tornare al voto con serietà e determinazione – affermano Saverio Gileno, segretario regionale dei Giovani Democratici Abruzzo, ed Emanuele Castigliego, segretario cittadino GD di Pescara – per portare in Consiglio comunale una voce e un modo nuovo di fare politica, vicino ai problemi reali della città e per cambiare Amministrazione”.
“Pescara oggi è una città che aumenta il costo dei parcheggi senza migliorare il trasporto, che mette in campo soluzioni spot e inefficaci sul trasporto notturno, che è ostile a chi fa impresa e pericolosa per studenti e lavoratori, che vede troppi giovani andare via e che spesso risponde alla crisi urbana con la criminalizzazione della vita notturna anziché con politiche di inclusione e vivibilità”, aggiungono Claudio Mastrangelo e Silvia Sbaraglia, candidati alle elezioni amministrative.
“Noi vogliamo un’altra Pescara – concludono –: una città viva, accessibile, sicura perché abitata e curata, che investa sulla mobilità, sul lavoro, sugli spazi di socialità e sul futuro delle nuove generazioni. Per questo siamo pronti a tornare al voto e a rimettere al centro l’interesse della città”
“Prendo atto della sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il nostro appello solo in parte, stabilendo che si torni al voto in 23 sezioni (di cui una ospedaliera) su 170. Leggendo la sentenza, registriamo che l’appello di Carlo Costantini è stato totalmente rigettato e la sua tesi – sul fatto che si dovesse tornare alle urne in tutte le sezioni della città – è stata categoricamente smentita. La sentenza, inoltre, ha escluso in maniera chiara che si sia verificato il fenomeno della cosiddetta “scheda ballerina”, confermando che le elezioni si sono svolte regolarmente. Il Consiglio di Stato ha considerato errori formali quelli commessi dai presidenti nelle 23 sezioni dove va ripetuto il voto e di questo non posso che essere amareggiato perché questi errori, assolutamente indipendenti dalla mia persona e dalla coalizione che mi sostiene, ci hanno causato un danno, portando all’annullamento parziale delle elezioni con le quali i cittadini mi hanno rieletto al primo turno, staccando il secondo candidato di oltre 10mila voti. Già dal 25 giugno scorso avevo detto che sarebbe stato opportuno tornare alle urne immediatamente e oggi, dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato, spero che il nuovo voto nelle 23 sezioni avvenga nel più breve tempo possibile, per garantire stabilità al governo della città, per non fermare tutti i progetti in corso e da avviare e per consentire a Pescara di crescere ulteriormente. Nel frattempo resto in carica per tutte le attività già in essere, continuando ad agire serenamente per il bene della città, come ho sempre fatto, mantenendo ferma la mia visione di Pescara condivisa col centrodestra. I numeri che ci dividono dal candidato del centrosinistra sono chiari e insindacabili e sono certo che i pescaresi non avranno dubbi e saranno ancora una volta al nostro fianco”.
“La sentenza pubblicata questa mattina dal Consiglio di Stato chiude definitivamente ogni ambiguità: il giudizio del Tar di Pescara sull’annullamento delle ultime elezioni amministrative era fondato, corretto e giuridicamente ineccepibile.
Non solo.
Il Consiglio di Stato ha espressamente riconosciuto che il percorso argomentativo seguito dai giudici amministrativi pescaresi era pienamente condivisibile, riducendo sì il numero delle sezioni interessate dal ritorno al voto, ma confermando nel merito la gravità dei fatti.
Dalle 27 sezioni individuate dal TAR si passa a 23, ma il dato politico e istituzionale resta immutato e anzi si rafforza: in 23 sezioni elettorali, che coinvolgono circa 14.000 cittadini, il processo elettorale è stato così compromesso da rendere necessario l’annullamento del voto.
Questo non è un dettaglio tecnico, ma è un fatto gravissimo.
Nei giorni immediatamente successivi alla sentenza del TAR, il sindaco Carlo Masci aveva reagito attaccando l’operato dei giudici amministrativi con argomentazioni deboli e francamente risibili.
Oggi quelle dichiarazioni si rivelano per ciò che erano: un tentativo maldestro di delegittimare chi aveva semplicemente applicato la legge.
Il Consiglio di Stato ha messo il bollino di garanzia sulla sentenza del TAR, smentendo politicamente e giuridicamente il sindaco.
Se in 23 sezioni si è dovuti tornare al voto, significa che si sono verificate irregolarità gravissime.
Una cosa è certa e non aggirabile: la responsabilità complessiva del corretto svolgimento del procedimento elettorale ricadeva sul sindaco Carlo Masci, che ha clamorosamente fallito.
Solo per questo, in un sistema democratico sano, dovrebbe trarne le conseguenze e dimettersi.
Ora si apre una fase nuova. Non solo sul piano elettorale, ma sul piano politico e civico. Pescara ha bisogno di ricostruire un rapporto di fiducia, ascolto e dialogo tra amministrazione pubblica e città reale: commercianti, marineria, imprese, professionisti, categorie sociali.
Un dialogo che in questi anni non è mai esistito, esclusivamente a causa dell’arroganza, della presunzione e dell’incapacità di mettersi in discussione del sindaco Masci.
Ci attendono circa 60 giorni di campagna elettorale e li affronteremo con determinazione. I numeri dimostrano che il risultato è tutt’altro che scontato: Masci ha evitato il ballottaggio per soli 472 voti.
A Pescara il centrosinistra parte da una base del 35%, mentre in Abruzzo, a Chieti e a Teramo, ha vinto al secondo turno partendo dal 21%.
Il margine da recuperare è contenuto, soprattutto considerando il numero di elettori che torneranno alle urne e dunque gli scenari sono apertissimi.
Tra l’altro queste elezioni non riguardano solo il governo della città ma riguardano anche il futuro dell’intera regione.
Dietro questo voto c’è la partita decisiva della Nuova Pescara.
Con Carlo Masci sindaco, la Nuova Pescara non si realizzerà mai.
I fatti parlano chiaro: ha già chiesto e ottenuto un primo rinvio dal 2024 al 2027 e oggi ne ha richiesto un secondo, dal 2027 al 2029, dimostrando incapacità e totale inadeguatezza rispetto ai tempi e agli impegni assunti con i cittadini.
Noi la fusione l’abbiamo ideata e l’abbiamo sempre sostenuta.
Sappiamo come realizzarla e sappiamo anche che può essere gestita nei nove mesi che ci separeranno dalla ripetizione del voto all’entrata in funzione operativa della Nuova Pescara, fissata al 1° gennaio 2027.
Queste nuove elezioni sono quindi anche un referendum tra chi vuole la Nuova Pescara e chi ha dimostrato, con i fatti, di non volerla.
Come dicevo, si apre una pagina nuova.
Possiamo scriverla insieme con i pescaresi, con serietà, partecipazione e rispetto delle regole.
Pescara lo merita”.



