ABRUZZO. Nei primi nove mesi del 2025 l’export regionale segna un +9% tendenziale, con un valore che arriva a superare i 7,8 miliardi, che corrisponde all’1,6% dell’export italiano: l’Abruzzo al top della classifica dopo Friuli, Toscana, Lazio e Calabria.
Volano le vendite estere aquilane (+51%) grazie al farmaceutico in USA e crescono quelle teramane (+1%) con modesti aumenti di tutti i comparti.
In flessione Chieti (-2%) per il calo dei mezzi di trasporto verso l’UE e Pescara (-6%) per quello del made in Italy nei paesi europei non UE. I dati emergono dall’elaborazione del Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia (Cresa) dei dati Istat.
L’andamento delle quattro province è molto diversificato.
L’unica a mostrare un avanzamento peraltro assai significativo, confermando peraltro la tendenza degli ultimi anni, è L’Aquila che, con incremento tendenziale del 51%, raggiunge 2,2 miliardi di euro e rappresenta una quota delle vendite estere regionali del 28%.
Pescara, al contrario, che nel periodo 2021-2023 si era allineata all’andamento abruzzese, riporta nei primi tre trimestri del 2025 un -6% su base annua e si attesta sui 475 milioni di euro che corrispondono al 6% del totale regionale.
Non buono anche l’andamento di Chieti che registra un fatturato estero di 3,8 miliardi di euro (49% del valore abruzzese) e segna un -2% confermando, al pari di Teramo, variazioni di periodo peggiori delle regionali. Quest’ultima provincia, con 1,3 miliardi di euro (17% dell’export totale), riporta un +1%.
Considerando l’andamento dei primi nove mesi degli ultimi cinque anni emerge con evidenza che, se il peso delle vendite estere regionali su quelle nazionali non è cambiato in modo sostanziale, oscillando tra il minimo dell’1,4% del 2022 e l’1,8% del 2020 e attestandosi negli ultimi tre anni sull’1,6%, sostanzialmente diverse sono le incidenze delle province sul valore regionale. In particolare l’export aquilano passa dal 12% del 2020 al 28% del 2025, quello teramano sale dal 15% del 2020 al 20% tra il 2022 e il 2023 per poi scendere al 17% nel 2025, il pescarese si attesta intorno al 6% per tutto il periodo considerato e quello chietino segna un inesorabile declino passando da quote superiori al 66% al 49% degli ultimi tre trimestri presi in considerazione. (FONTE ANSA)



