lunedì 9 Febbraio 2026
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Il nibbio reale trova casa in Abruzzo: oltre 250 esemplari svernanti

ABRUZZO. Anche in Abruzzo la Stazione Ornitologica Abruzzese ha appena concluso il censimento del nibbio reale, confermando la Regione come una delle principali roccaforti della specie in Italia, con oltre 250 individui svernanti. I dati più recenti evidenziano inoltre un ulteriore incremento delle presenze, in particolare in provincia di Teramo, dove sono stati osservati decine di esemplari in aree in cui la specie non veniva segnalata da decenni.

Il nibbio reale (Milvus milvus) è un rapace raro e localizzato in poche nazioni europee, facilmente riconoscibile per la caratteristica coda forcuta, il colore rossastro e il volo elegante e veleggiato, di cui è uno dei massimi interpreti tra gli uccelli. Non a caso in inglese è chiamato Red kite, letteralmente “aquilone rosso”.

Proprio a causa della sua rarità, il nibbio reale è tutelato da direttive e convenzioni internazionali, ma resta una specie ancora in pericolo. Le principali minacce sono rappresentate dalle collisioni con le pale degli aerogeneratori, dalle uccisioni illegali e dall’avvelenamento da piombo, dovuto all’ingestione di pallini presenti nei resti di animali abbattuti dai cacciatori, di cui la specie si nutre.

La popolazione italiana del nibbio reale è inferiore a quella di Paesi come la Spagna, ma rimane comunque significativa, con una stima compresa tra 314 e 426 coppie nidificanti, concentrate soprattutto tra Basilicata e Puglia.

In Abruzzo la specie è presente e nidificante in particolare nella parte meridionale della provincia di Chieti, un’area che ospita però anche vasti impianti eolici e dove sono previste oltre 70 nuove torri eoliche, alte più di 200 metri. Strutture che, come dimostrato da numerosi studi a livello internazionale, rappresentano una grave minaccia per i nibbi e per molti altri rapaci. La Stazione Ornitologica Abruzzese monitora la specie in questa regione da oltre 15 anni.

La stima della popolazione svernante viene effettuata principalmente attraverso l’individuazione e il controllo dei dormitori invernali, grandi alberi sui quali, al calare del buio, possono radunarsi anche oltre 50 individui.

Il primo censimento nazionale del nibbio reale svernante è stato avviato dal Centro Italiano Studi Ornitologici nel 2011. Da quest’anno il conteggio simultaneo dei dormitori comuni è stato esteso a livello europeo nell’ambito del progetto Life Eurokite, finanziato dalla Commissione Europea.

Anche nell’ultimo fine settimana, nonostante le difficili condizioni meteorologiche, 16 rilevatori volontari della Stazione Ornitologica Abruzzese hanno censito contemporaneamente 10 diversi dormitori, contando un totale di 257 individui, un numero leggermente superiore a quello registrato negli anni precedenti.

Particolarmente significativo è l’aumento delle presenze nei pressi del nuovo sito di alimentazione supplementare di Civitaluparella e in un dormitorio della provincia di Teramo, dove sono stati contati 67 esemplari. La recente colonizzazione del Teramano, così come di aree del Piemonte e della Lombardia, viene attribuita al riscaldamento climatico, che sta spingendo progressivamente verso nord specie un tempo legate a climi più miti.

La popolazione svernante in Abruzzo fa parte di una metapopolazione condivisa con Molise e Puglia e rappresenta circa il 20% della popolazione nazionale. La Regione si conferma quindi tra le più importanti per la conservazione del nibbio reale, con una popolazione nidificante seconda solo a quella di Basilicata e Molise.

Il nibbio reale è inserito nell’allegato I della Direttiva 147/2009/CE, è considerato Vulnerabile nella Lista Rossa della fauna italiana ed è classificato come SPEC 2 da BirdLife International, ovvero una specie con stato di conservazione sfavorevole in Europa e popolazione concentrata all’interno dell’Unione Europea.

La speranza è che, dopo le ripetute segnalazioni della Stazione Ornitologica Abruzzese, anche la Regione Abruzzo prenda piena consapevolezza dell’importanza di questa presenza, contribuendo almeno in parte alle attività di ricerca, oggi sostenute esclusivamente dal volontariato, e adottando concrete azioni di tutela.