mercoledì 11 Febbraio 2026
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Campi devastati dai cinghiali: torna la caccia selettiva nella Riserva di Punta Aderci

VASTO. Campi devastati, raccolti compromessi e aziende agricole ormai allo stremo. È l’emergenza cinghiali a spingere il Comune di Vasto a tornare alla caccia selettiva nella Riserva naturale regionale di Punta Aderci.

Con l’ordinanza a firma del sindaco Francesco Menna, ripartono gli abbattimenti controllati dal 1° febbraio al 31 marzo 2026, nell’ambito del Piano triennale di gestione e controllo della fauna selvatica 2024-2026.

Una decisione maturata dopo continue segnalazioni di danni alle coltivazioni, in particolare nelle aree agricole a ridosso della riserva, dove la presenza dei cinghiali è diventata quotidiana. Vigneti, ortaggi e seminativi finiscono sistematicamente distrutti, mentre cresce anche la preoccupazione per la sicurezza di residenti e operatori turistici.

Nonostante i tentativi messi in campo negli ultimi anni, l’emergenza non si è mai arrestata (Leggi). Nel 2024 erano già state effettuate catture con recinti nelle riserve di Punta Aderci e Marina di Vasto, con il prelievo di 27 esemplari. A queste si sono aggiunti, tra il 2024 e il 2025, abbattimenti selettivi e sistemi di cattura sperimentali nell’ambito di un progetto dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo. Misure che però non sono bastate a contenere l’espansione della specie.

Da qui la nuova ordinanza, condivisa con Regione Abruzzo e Provincia di Chieti, che prevede interventi mirati affidati a selecacciatori volontari, coordinati dalla Polizia Provinciale. Le operazioni si svolgeranno lunedì, martedì e venerdì, dalle 17 alle 8 del giorno successivo, con rigide prescrizioni in materia di sicurezza e sanità pubblica.

Gli animali abbattuti saranno assegnati gratuitamente ai selecontrollori come parziale ristoro dei costi sostenuti, mentre resta l’obbligo di segnalazione alla ASL di eventuali carcasse rinvenute.

“Non è caccia, ma una misura necessaria di controllo faunistico”, chiariscono dal Comune, sottolineando come l’obiettivo sia difendere le attività agricole, tutelare l’equilibrio ambientale e garantire la sicurezza dei cittadini. Una scelta che arriva dopo mesi di allarmi e proteste, soprattutto dal mondo agricolo, sempre più in difficoltà di fronte a una fauna selvatica ormai fuori controllo.

Non tutti, però, condividono la scelta della caccia selettiva (Leggi). Associazioni ambientaliste e cittadini contrari al provvedimento mettono in guardia da possibili effetti collaterali dell’intervento. In particolare, secondo i critici, gli abbattimenti rischiano di provocare ulteriore disturbo in un’area già fortemente antropizzata, compromettendo l’equilibrio della riserva.

C’è poi il timore di una disgregazione dei branchi di cinghiali rimasti, che potrebbero spingersi fuori dall’area protetta, con conseguenze dirette sulla sicurezza: un possibile aumento degli incidenti stradali e una maggiore presenza degli animali nelle zone urbane, con un conseguente inasprimento del conflitto tra fauna selvatica e città.

Infine, viene sollevata anche la questione dei lupi presenti nella riserva. La riduzione dei cinghiali, principale fonte di alimentazione, potrebbe spingere i predatori a cercare cibo altrove, con il rischio di attacchi al bestiame, in particolare alle greggi, e nuovi spostamenti verso le aree abitate, aumentando ulteriormente il pericolo di incidenti e situazioni di emergenza.

Lea Di Scipio