giovedì 15 Gennaio 2026
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“Una generazione cresciuta male”: quando l’educazione dei nostri figli è affidata agli smartphone

VASTO. Siamo la generazione degli anni Settanta e Ottanta. Abbiamo lasciato che fosse uno schermo a farlo al posto nostro.

Quella che si vanta di aver giocato per strada, di aver imparato il rispetto a forza di schiaffi morali e di silenzi pesanti. Eppure siamo anche la generazione che ha fallito di più nel momento in cui contava davvero: crescere dei figli.

Per quieto vivere, per pigrizia emotiva, per non sentirci inadeguati, abbiamo infilato uno smartphone in mano a bambini che non avevano ancora gli strumenti per distinguere il giusto dallo sbagliato. Li abbiamo cresciuti nell’illusione che tutto fosse lecito, purché condivisibile. Che ogni cosa avesse valore solo se ripresa, caricata, commentata.

Ed eccoli oggi: ragazzi pronti a filmare una tragedia invece di fermarsi ad aiutare. Pronti a ridere davanti al dolore, a cercare like davanti a un corpo a terra. Ragazzi capaci di accanirsi contro un disabile, un debole, un diverso, perché lo schermo li ha disabituati all’umanità e alla vergogna. Perché nessuno ha insegnato loro che esistono limiti che non si superano, nemmeno per visibilità.

Non è una generazione “persa”. È una generazione cresciuta male.

E no, non possiamo continuare a dire che “è colpa dei tempi”. I tempi non educano. Gli adulti sì. O dovrebbero.

La tecnologia non è il nemico.
Il nostro abdicare il ruolo di genitori, sì.

Cresciuta senza empatia, senza freni morali, senza il senso della responsabilità. Una generazione che scambia la prepotenza per forza, l’arroganza per sicurezza, l’umiliazione dell’altro per intrattenimento.

Siamo noi che non abbiamo insegnato a guardare negli occhi, a sentire il peso delle azioni, a capire che il dolore altrui non è un contenuto. Siamo noi che abbiamo preferito figli “gestibili” a figli educati, figli tranquilli a figli consapevoli. Abbiamo rinunciato al conflitto educativo e ora raccogliamo violenza, cinismo e vuoto.

Se non ricominciamo a essere adulti — scomodi, presenti, fermi — continueremo a crescere ragazzi capaci di tutto, tranne che di essere umani. E questo, più di ogni video.

Di Savino Sarno