VASTO. Scrittrice premiata nel panorama letterario internazionale, Nausica Manzi, nata a Vasto e residente a Monteodorisio, torna a raccontarsi partendo non dal riconoscimento ricevuto, ma dal cuore della sua scrittura. Aisling, il romanzo che le è valso la Menzione Speciale al Premio Letterario Italo-Inglese Keats, è prima di tutto un viaggio intimo, un atto di resistenza emotiva e creativa, un sogno che prende forma proprio là dove la fragilità sembra farsi più evidente.
Per Nausica, scrivere non è mai stato un gesto neutro. Alla base di tutto c’è una presenza fondamentale: suo nonno Romolo. È lui il motivo originario della scrittura, l’anima gemella che continua a vivere in ogni parola. La sua scomparsa ha segnato una frattura profonda, ma anche l’inizio di una trasformazione. Una parte di lei è rimasta con lui, un’altra ha imparato a essere più forte, più consapevole. L’amore, quello vero e invisibile, non se ne va: resta e sostiene, diventa voce narrante.
Aisling — che in irlandese significa “sogno” o “visione” — può essere racchiuso in tre parole che ne svelano l’essenza: fragilità, alchimia e potenza. È una storia di sogni spezzati che chiedono di essere ricostruiti, di una ricerca interiore che scava nella vulnerabilità per trasformarla in forza. Nel romanzo affiorano temi complessi e profondamente umani: la disabilità, la lotta contro l’anoressia nervosa, il bisogno di ritrovare un senso dopo la frattura. Non come denuncia astratta, ma come esperienza vissuta. Aisling, racconta l’autrice, l’ha salvata. E non è un caso.
Oggi Nausica si descrive come viva, anche se segnata. Cicatrici, cerotti, ferite che restano visibili, ma non negano la voglia di combattere. La vita è una battaglia quotidiana, ammette, e lei ha scelto di restarci dentro, imparando a respirare e a credere, passo dopo passo, un po’ di più in se stessa.
Un aspetto particolarmente toccante del romanzo è rappresentato dalle dediche, nomi scritti come carezze, con una precisione che non è casuale. Sono persone che hanno visto davvero Nausica, nella sua fragilità prima e nella sua forza poi. Amici, colleghi, presenze silenziose ma decisive, capaci di accogliere il suo mondo senza giudicarlo.
“Francesca è ormai una amica sincera e folle esattamente come me e sapere che c’è mi fa tirare sempre un sospiro di sollievo. Le voglio un gran bene. Federica quest’anno è ancora una mia collega e il suo modo di accogliere il mio “mondo” mi stupisce sempre teneramente, è una grande compagnia di avventure. Barbara, Valentina, Antea e Alessia sono delle super donne che mi hanno sempre trasmesso forza, passione e impegno. Le loro parole e consigli saranno sempre con me. E poi di Francesco che dire ancora, trasforma sempre la disperazione da “prof di sostegno” in leggerezza e risate che,prima, cullavano le mattinate quando ancora la scuola era vuota. Gli sono grata oggi anche per il lavoro che sta continuando a fare su uno studente e lui sa a chi mi riferisco. Andrea invece è una bella persona il cui “mondo” sembra alle volte inafferrabile e i cui valori e sensibilità sembrano nascosti ma che, in realtà, per chi sa accoglierli e comprenderli, fanno tanta luce. Una persona che sa capire perché sa guardare in profondità”.
Nel libro, spiega l’autrice, c’è tutta Nausica. E dentro di lei ci sono inevitabilmente anche loro, frammenti di volti, gesti, sensibilità che si ritrovano nei personaggi e nelle atmosfere. Le sue parole non restano mai teoria: sono “di carne e ossa”, vissute, praticate, spesso anche nel silenzio.
Lo sguardo, intanto, è già rivolto al futuro. Il 2026 sarà un anno di nuovi concorsi, presentazioni sul territorio e impegno nella scuola, dove Nausica continua a diffondere l’arte della scrittura e della narrazione come strumento di espressione e cura. E, in cantiere, c’è anche un nuovo romanzo, ancora in fase di gestazione, pronto forse a trasformarsi nella prossima visione.
Perché, come insegna Aisling, è proprio nella fragilità che si nasconde la potenza più autentica.



