VASTO. “Alzerò l’asticella dell’attenzione per me, ma soprattutto per difendere i miei figli. La preoccupazione che vivo dopo quello che è successo alla mia famiglia non mi fermerà di fronte ai miei doveri istituzionali e di lavoro, ma sicuramente questo è il momento per adottare le dovute precauzioni e un maggiore controllo quotidiano. E lo farò sia a casa che in Comune, dove sono stata sempre disponibile a incontrare tutti, poiché per ora non so né chi è stato, se è davvero un atto doloso, né perché è stato spinto a farlo”.
Diverse ore dopo il violento atto vandalico subito davanti alla propria abitazione torna a parlare il sindaco di Monteodorisio Catia Di Fabio (Leggi). E lo fa con cautela, nel rispetto delle indagini che in queste ore stanno visionando le telecamere della zona.
Nessuna lettera di minaccia, nessuna avvisaglia particolare. Nulla, se non ordinarie discussioni politiche o con i suoi concittadini, hanno potuto anticipare quello che poteva volgere in una vera tragedia.
Il primo a dare l’allarme è stato, infatti, uno dei suoi quattro figli, il secondo per età, che dalla finestra ha visto il devastante incendio avvolgere la Jeep Renegade, da poco acquistata, e della quale resta solo una carcassa vuota e piena di cenere.
Il rogo, per il quale gli inquirenti battono la pista del dolo, è divampato poco distante dalla cameretta del 12enne, ma, per fortuna, ad una distanza tale da evitare che le fiamme potessero raggiungere il pergolato.
“Il piccolo eroe di casa”, lo chiama ora mamma Catia che ha parlato con tutti i suoi figli affinché metabolizzino correttamente quanto hanno visto accadere davanti ai loro occhi all’1.30 circa, nel cuore della notte.
“Stavolta hanno toccato la mia intimità come donna e soprattutto come madre”, aveva Di Fabio, visibilmente scossa e riferendosi nel contempo alla scritta “sindaca fascista” comparsa tre settimane fa su un muro del cimitero comunale (Leggi).
Lea Di Scipio



