SAN SALVO. “Incompatibilità e conseguenze che comporta votare nonostante questa; dovere di astensione. Il piano rischia di essere annullato anche se si supera la prova di resistenza, ovvero dimostrando che quel singolo voto è stato ininfluente, con relativa responsabilità penale e disciplinare del consigliere che pur dovendosi astenere non lo fa.
Così si rischia l’annullamento complessivo e non solo di quella parte che riguarda la situazione di incompatibilità”.
Un fiume in piena il sindaco di San Salvo Emanuela De Nicolis che ieri, nell’aula consiliare, ha ripercorso le tappe dell’ultimo polverone politico che ha investito il consiglio comunale e che riguarda il Piano Regolatore Generale (Prg).
Dai tre solleciti inviati dagli uffici (3, 28 e 31 luglio) ai consiglieri che non hanno completato l’autocertificazione obbligatoria per dichiarare (fino al quarto grado di parentela) l’assenza di conflitti di interesse legati a immobili, alla decisione del consiglio comunale (nell’ultima seduta del 29 settembre) di nominare un commissario ad acta, la prima cittadina ha incalzato: “Vista la mancanza delle condizioni di serenità e di conflitto d’interessi, nonché del numero legale, necessari per l’approvazione, il consiglio comunale ha deciso che la strada corretta per assenza di numero legale è quella di nominare un commissario ad acta. Decisione targata dalla minoranza come antidemocratica e non trasparente”.
Per la sindaca, insomma, il commissario “non è una figura da demonizzare ma un tecnico che recepisce le indicazioni date dalla maggioranza che ha già redatto il piano, garantendo la sussistenza delle condizioni viste anche le osservazioni sia dei cittadini che dei consiglieri, così come prevede la Legge”.
La domanda, secondo De Nicolis, è “perché il consiglio comunale debba votare se non ha i requisiti per poterlo fare?”.
E agli attacchi della minoranza, sostenuta dai due esponenti dell’ex maggioranza, sulla mancanza di trasparenza e democrazia la sindaca risponde con gli atti pubblici facendo i nomi di chi non ha risposto alle successive richieste di integrazione delle autocertificazioni: “Giancarlo Lippis (San Salvo Popolare e Liberale) che probabilmente non ha parenti a San Salvo, avrebbe dovuto dichiararlo ma evidentemente gli è sfuggita la mancanza di integrazione; Giovanni Mariotti (Democratici per San Salvo), che pur ha accompagnato il segretario del Pd in una conferenza stampa; Fabio Travaglini (Più San Salvo), che altresì nella conferenza ha dichiarato di aver ottemperato, ma lo ha fatto solo nella prima fase; Emanuela Tascone (Pd) “che ha inviato quando il termine era ormai scaduto non dando il tempo al tecnico di recepire le informazioni. Poi i consiglieri di maggioranza, Roberto Rossi e Maria Travaglini (San Salvo Città Nuova), e di minoranza, Michela Torricella (Pd), la cui posizione è chiara e che per conflitti di interessi, sia migliorative che peggiorative, si sono astenute dal voto”.
A poter votare, insomma, restano “carte alla mano” solo due consiglieri “rendendo di fatto nulla la possibilità di farlo in termini normativi. Chi ha indetto conferenze stampa lo ha fatto perché non hanno ottemperato o sono in evidente situazione di conflitto, invece erano i primi che avrebbero dovuto tacere. Nel ribadire la correttezza dell’operato amministrativo e l’iter che ci ha portato alla nomina del commissario ad acta, verrà riconvocato il consiglio comunale il 28 novembre per far sì che i singoli consiglieri, sulla base di quelle tavole e di quelle autocertificazioni, abbiano modo di dichiarare, in piena consapevolezza di quello che comporta una falsa dichiarazione, se siano compatibili o meno a quel voto”.
Articolo di Lea Di Scipio



