ABRUZZO-MOLISE. Sono iniziate alle 7, nel cimitero di Penne (Pescara), le operazioni di riesumazione della salma di Andrea Costantini, il 38enne trovato senza vita lo scorso settembre all’interno della cella frigorifera del supermercato di Termoli dove lavorava. Un passaggio atteso da mesi, richiesto con forza dalla famiglia e ora disposto dall’autorità giudiziaria per fare piena luce su una morte che continua a sollevare interrogativi.
Terminata la riesumazione, il corpo è stato trasferito all’ospedale di Pescara, dove alle 10 è fissata l’autopsia. L’esame è stato ordinato a dicembre dal giudice per le indagini preliminari di Larino, Rosaria Vecchi, che ha affidato l’incarico al medico legale Cristian D’Ovidio, docente dell’Università di Chieti. Al perito sono stati concessi 90 giorni per completare tutte le operazioni tecniche.
Il mandato è chiaro: ricostruire le cause della morte e verificare la compatibilità con un gesto volontario oppure con un’azione violenta. Oltre all’autopsia, è stato disposto anche l’esame del Dna, così da ampliare il quadro degli accertamenti.
A sollecitare l’intervento della magistratura erano stati, nei mesi scorsi, i genitori di Costantini, residenti a Penne. Assistiti dall’avvocato Piero Lorusso, avevano presentato una denuncia sostenendo di non credere all’ipotesi del suicidio e chiedendo di indagare anche nella direzione dell’omicidio. La riesumazione e l’autopsia rappresentano ora il passaggio decisivo per chiarire una vicenda che, da settembre, non ha mai smesso di interrogare due comunità: quella abruzzese dove Costantini era cresciuto e quella molisana dove lavorava.
A quattro mesi dal ritrovamento del corpo di Andrea Costantini, il caso entra in una fase decisiva.
Un passaggio cruciale, destinato a cristallizzare prove irripetibili e a fare chiarezza sulla morte del 38enne, una tragedia che ha profondamente scosso Termoli e l’intero territorio.
Andrea Costantini, dipendente stimato del supermercato Eurospin di via Corsica, fu trovato senza vita la mattina del 15 settembre scorso all’interno di una delle celle frigorifere del punto vendita.
Sin dalle prime ore, la vicenda ha sollevato interrogativi, alimentando dubbi e ipotesi contrastanti sulla reale dinamica del decesso.
La salma verrà riesumata dal cimitero di Penne, in contrada Rocca Finadamo, e trasferita al cimitero di Pescara Colli, dove saranno eseguiti l’autopsia, le analisi tossicologiche e gli accertamenti sul DNA.
Tutte le attività saranno integralmente videoregistrate dalla polizia giudiziaria, a garanzia della massima trasparenza.
La riapertura del fascicolo è arrivata dopo la revoca della richiesta di archiviazione, accolta a seguito delle istanze presentate dall’avvocato Piero Lorusso, legale dei genitori di Costantini.
Secondo la famiglia, resterebbero numerosi elementi non adeguatamente chiariti, tali da rendere necessari nuovi e approfonditi accertamenti.
Tra i punti centrali dell’inchiesta vi sono i filmati delle telecamere di videosorveglianza dell’abitazione in cui Costantini viveva con la compagna.
La difesa della famiglia sostiene che alcune immagini sarebbero state rimosse o rese indisponibili, circostanza però smentita dall’avvocato Paola Cecchi, che cura la posizione di Angela Dileva.
Un secondo fronte riguarda l’acquisto, avvenuto poche settimane prima della morte, di un terreno di circa 7.000 metri quadrati tra Termoli e San Giacomo degli Schiavoni, comprato per 15 mila euro dopo un annuncio sui social e formalizzato a giugno 2025 davanti a un notaio della provincia di Chieti.
Secondo il venditore, il pagamento sarebbe avvenuto tramite assegno postale; la compagna di Costantini, Angela Dileva, aveva invece parlato di un pagamento “in contanti”. Ma anche su questo la Cecchi ha chiarito che si è trattato solo di una diversa esposizione dell’accaduto.
Una discrepanza che ha attirato l’attenzione degli inquirenti, anche perché – secondo alcune ricostruzioni – la compravendita avrebbe generato tensioni all’interno della coppia. Dopo l’acquisto, inoltre, Andrea avrebbe tentato di rimettere in vendita il terreno chiedendo 20 mila euro.
Nei giorni successivi, il suo comportamento sarebbe cambiato: da sereno a improvvisamente silenzioso e preoccupato.
Respinta con fermezza ogni insinuazione è l’avvocato Paola Cecchi, legale di Angela Dileva, che ha risposto punto su punto alle affermazioni della controparte. In merito al terreno, il legale chiarisce che l’espressione “pagato in contanti” non si riferiva a un passaggio materiale di banconote, ma al fatto che l’acquisto era stato effettuato con risorse proprie, senza mutui.
«È evidente – sottolinea Cecchi – l’assoluta improbabilità che una somma di 15.000 euro venga consegnata in contanti davanti a un notaio». Il pagamento è avvenuto tramite due assegni postali da 7.500 euro ciascuno.
Quanto alla videosorveglianza, la difesa nega categoricamente qualsiasi manomissione. La telecamera sarebbe tuttora funzionante e i filmati accessibili tramite l’app installata sul telefono dello stesso Costantini.
«Qualsiasi ricostruzione che lasci intendere manovre elusive è destituita di fondamento», afferma l’avvocato, ribadendo che la sua assistita è la prima a desiderare piena luce sulla vicenda.
L’incidente probatorio di oggi rappresenta dunque il primo vero snodo tecnico-scientifico di questa nuova fase. Da questi esami dipenderà la possibilità di stabilire non solo le cause della morte, ma anche se attorno agli ultimi giorni di Andrea Costantini si siano intrecciate dinamiche ancora tutte da decifrare.
Eliana Ronzullo



