Giulio Petrucci, infermiere e volontario in Oncologia: "Nelle difficoltà non dimentichi la vocazione"

La testimonianza ven 13 maggio 2022
Attualità di Lea Di Scipio
3min
Giulio Petrucci, infermiere e volontario in Oncologia: "Nelle difficoltà non dimentichi la vocazione" ©Personale
Giulio Petrucci, infermiere e volontario in Oncologia: "Nelle difficoltà non dimentichi la vocazione" ©Personale

VASTO. Impegnati in prima linea nella cura delle persone, a loro è stato richiesto uno sforzo ancora maggiore durante la "straordinarietà" del periodo pandemico. Sono stati spesso definiti come eroi e certamente quello che svolgono non è solo un lavoro, ma una vera e propria missione. 

Si tratta degli infermieri e ieri, nella giornata che li celebra, a Vasto è tornato dopo due anni di assenza lo stand per dare informazioni ed effettuare controlli della pressione arteriosa e della glicemia (Leggi).

E il nostro viaggio per conoscere questa figura professionale che gioca un ruolo chiave all'interno dell'equipe medica continua grazie a Giulio Petrucci, infermiere del reparto di Oncologia del San Pio di Vasto e componente dell'associazione "La Conchiglia Onlus

Come ha vissuto la giornata di ieri? 

Forse mai come quest'anno, dopo due anni dall'inizio della pandemia, sembra così importante celebrare la "Giornata Internazionale dell'Infermiere". Come ho già scritto polemicamente sui social non molto tempo fa, non amo particolarmente le "giornate commemorative" e questa è una di quelle. Ma a fronte di tutto ciò io amo profondamente il mio lavoro e credo fortemente in questa professione. Alle soglie dei 54 anni e con una esperienza lavorativa ormai trentennale, iniziata a Bologna nel 1990 e proseguita a Vasto dal 1992, ho sempre avuto la necessità, il desiderio e la voglia di stimoli sempre nuovi che mi hanno portato alla ricerca di esperienze nuove con la "fortuna", se così si può chiamare, di poter lavorare in tanti reparti come Malattie Infettive, Pronto Soccorso/118, Rianimazione, Medicina Penitenziaria, Neurologia e Oncologia. Tutto ciò mi ha permesso di arricchire enormemente il mio bagaglio culturale, professionale e umano e ancora adesso la mia voglia di crescere, di conoscere e di allargare i miei orizzonti professionali non si è assolutamente spenta.

E com'è stata la sua vita da infermiere in Oncologia durante la pandemia?

In questi ultimi due anni la professione infermieristica è stata messa a dura prova. La carenza cronica decennale degli infermieri sommata all'emergenza della pandemia hanno acuito ancora di più le gravi assenze del personale infermieristico, dovute alle malattie degli infermieri stessi, ma nel contempo noi infermieri non abbiamo potuto e non abbiamo dovuto dimenticare la nostra vocazione che è quella di accompagnare i pazienti nel loro percorso di guarigione attraverso una “visione olistica” del malato. La pandemia ha costretto inoltre ad una riorganizzazione del lavoro per prevenire i contagi in ospedale. Il primo anno di pandemia è stato durissimo perché abbiamo dovuto affrontare “una guerra senza armi” con carenza di mascherine e dispositivi di protezione, tamponi molecolari le cui risposte arrivavano dopo 15 giorni e, ovviamente, l’arma del vaccino che non ancora era pronta.

Cosa consiglia a chi sceglie questa professione? 

Chi ama questa professione e sa guardare oltre i sacrifici che abbiamo fatto e che facciamo tuttora, continua ad amarla nonostante tutto perché le più grandi gratificazioni spesso e volentieri arrivano dai pazienti che assistiamo. E’ per questo che spesso e in maniera provocatoria chiedo ai tanti studenti di Scienze Infermieristiche che incontro al lavoro se veramente desiderano “essere infermieri” e se scelgono con coscienza e passione questa professione: l’obiettivo non deve essere il “27 del mese” (visto che anche la ricompensa economica non è straordinaria), ma l’amore per il prossimo.

Manca nei corridoi la presenza dei volontari? 

Da quasi due anni lavoro nell’Unità Operativa di Oncologia di Vasto e anche questo Servizio ha sofferto, e soffre tuttora, per la pandemia. I pazienti oncologici hanno avuto diritto alla continuità assistenziale e terapeutica, che non si è minimamente interrotta, ma anche da noi si sente la mancanza di “terapie di supporto” come l’arteterapia e la musicoterapia che sostengono positivamente gli utenti durante le chemioterapie. Io personalmente sono legato “a doppio filo” con l’Oncologia di Vasto sia come operatore sanitario che come volontario ma il lockdown, con la chiusura di tutte le attività sociali, ha impedito anche di continuare ad accompagnare i pazienti oncologici al di fuori dell’ambiente ospedaliero.

Come viene vista oggi questa figura? 

Se vogliamo, la “Giornata Internazionale dell’Infermiere” non deve e non può essere un “promemoria” a cadenza annuale per ricordarsi solo oggi di questi cosiddetti “eroi”, osannati e già dimenticati, ma piuttosto un impegno serio di tutte le forze politiche per elevare ad una dignità più alta, anche economicamente, questa nobilissima professione.

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