ABRUZZO. “Da settimane si torna a parlare del raddoppio della Ss 650 Trignina, un’opera evocata ciclicamente come panacea per i problemi di mobilità dell’area interna tra Abruzzo e Molise.
Un progetto che, al di là delle intenzioni, continua a rivelarsi irrealizzabile nei fatti, per costi, impatto ambientale, complessità tecnica e assenza di una reale strategia nazionale sulle aree interne.
E mentre si rincorrono annunci e titoli di giornale, il territorio resta fermo”.
A scriverlo alla nostra redazione è Fabio Cieri, direttore del Consorzio turistico Valle del Trigno, sodalizio nato a dicembre 2024 e che riunisce oltre 30 aziende abruzzesi e molisane con l’obiettivo di valorizzare il territorio e unire le aziende del settore delle due regioni (Leggi).
In una lunga lettera Cieri si inserisce nell’annoso dibattito sulla sicurezza di una strada teatro di incidenti anche mortali e su cui l’Anas ha escluso la soluzione del raddoppio ritenendola un’opera non giustificata alla luce dei dati raccolti.
“Eppure – spiega il direttore del consorzio – esiste un’alternativa realistica, sostenibile e immediatamente cantierabile: trasformare la strada di servizio parallela alla Trignina in una pista ciclabile interregionale, un’infrastruttura leggera capace di generare benefici concreti per residenti, imprese e turismo.
Una ciclovia sulla Trignina: un’idea semplice, possibile e strategica
La strada di servizio che corre accanto alla SS 650 è già oggi un tracciato continuo, pianeggiante, sicuro e con un impatto ambientale minimo.
Con interventi contenuti (messa in sicurezza, segnaletica, illuminazione nei punti critici, aree di sosta attrezzate) potrebbe diventare una ciclovia di 35 km tra Abruzzo e Molise, collegando: San Salvo – Trivento – Castiglione Messer Marino – Montefalcone nel Sannio – Bagnoli del Trigno con innesti verso borghi, aree naturalistiche, agriturismi e punti panoramici.
Un’infrastruttura così concepita non richiede espropri, non altera il paesaggio, non impatta sul traffico e può essere realizzata in tempi rapidi con costi contenuti”.
E in 4 punti, ecco perché secondo il consorzio una ciclovia è più utile del raddoppio della Trignina:
- È realizzabile subito
Il raddoppio della SS 650 richiederebbe anni di progettazione, autorizzazioni, fondi ingenti e un impatto ambientale enorme.
La ciclovia, invece, è un’opera leggera, finanziabile con fondi europei o altro, e soprattutto compatibile con la morfologia del territorio.
- Porta benefici economici immediati
Il cicloturismo è uno dei settori in più rapida crescita in Europa.
Secondo i dati di EuroVelo, un cicloturista spende mediamente 70–90 euro al giorno, con ricadute dirette su bar e ristoranti, BCB,hotel e agriturismi, botteghe locali, servizi di noleggio e assistenza, produttori tipici,
Una ciclovia sulla Trignina trasformerebbe un’infrastruttura oggi marginale in un motore economico diffuso.
- Rafforza l’identità territoriale
La ciclovia diventerebbe un asse narrativo: un percorso che racconta la storia del Trigno, dei suoi borghi, delle sue tradizioni, dei suoi prodotti.
Un filo che unisce comunità spesso isolate, creando un’immagine coordinata e riconoscibile.
- Attrae un turismo nuovo, sostenibile e internazionale.
Le ciclovie sono oggi tra i prodotti turistici più richiesti: famiglie, sportivi, viaggiatori slow, fotografi, camminatori, gruppi organizzati.
La Trignina potrebbe diventare “La Ciclovia del Trigno – Dal Mare ai Monti”, un brand forte, esportabile, capace di posizionare l’area come destinazione outdoor. Aree di sosta e punti panoramici: panchine, fontanelle, pannelli narrativi, QR code, mappe, aree relax.
Un’opera, dunque, che unisce e non divide perché la ciclovia non è un ripiego ma una scelta moderna, intelligente, coerente con le tendenze europee e con le reali possibilità del territorio.
Mentre il raddoppio della Trignina resta un titolo da campagna elettorale, la ciclovia può diventare un’opera concreta, capace di migliorare la qualità della vita, attrarre turismo, generare economia, valorizzare i borghi e creare un’identità condivisa
È tempo di smettere di inseguire progetti irrealizzabili e iniziare a costruire futuro vero. La Valle del Trigno merita infrastrutture che si possano toccare, vivere, percorrere.
Una ciclovia sulla strada di servizio della Ss 650 è esattamente questo: un’opera possibile, utile e strategica”.








